FUNGHI VELENOSI
( I Funghi velenosi dei nostri Boschi )
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Nelle intossicazioni da funghi, i sintomi praticamente sempre presenti, sono quelli gastro-intestinali (nausea,vomito, dolori
addominali) che, a seconda della specie fungina ingerita possono comparire in tempi molto brevi: da 30 minuti a 6 ore dal
l'ingestione o anche dopo 12-20 ore, in questo caso la pericolosità dell'intossicazione può essere tale da mettere in peri
colo la vita del paziente. Alcune specie possono provocare anche sonnolenza, agitazione, disorientamento, tremori oppu
re sudorazione abbondante, lacrimazione, difficoltà  respiratoria e ipotensione.


Agaricus xanthodermus Genev.
Sinonimi:
Agaricus meleagris var. grisea (A. Pearson) Wasser
Agaricus xanthodermus var. griseus (A. Pearson)
Psalliota xanthoderma (Genev.)
Psalliota xanthoderma var. lepiotoides (Maire) Rea
Psalliota flavescens Richon & Roze
Psalliota xanthoderma (Genev.) Richon & Roze
Psalliota xanthoderma var. grisea A. Pearson
Naematoloma fasciculare (Huds.) P. Karst.

Fungo saprofita di medie dimensioni, fino a 10 cm., con cappello prima convesso, poi spianato, di colorazione bianca, fibrilloso o liscio, sommità appiattita, margine liscio e regolare, fortemente ingiallente allo sfregamento. Lamelle: fitte, grigiastre prima, di un bel colore rosato poi, infine nerastre, libere al gambo. Gambo: slanciato, pieno, sodo, cilindroide, con base bulbosa, con anello ampio con ruota dentata nella faccia inferiore, con viraggio al giallo zafferano immediato alla base del gambo, alla manipolazione o al taglio. Carne: soda e compatta fortemente ingiallente al taglio o allo sfregamento, con odore di fenolo e sapore fungino. Spore: bruno porpora in massa, ovoidali, 5-6.5 × 3.5-4 µm. Habitat: Molto comune, cresce in autunno nei prati, pascoli, sentieri boschivi, slarghi erbosi dei boschi. Commestibilità: TOSSICO, responsabile di sindrome gastro-intestinale. ( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giovanni di Bella )

SINDROME GASTROINTESTINALE - I sintomi compaiono già al termine del pasto, o al massimo entro 3-4 ore; essi sono proporzionali alla quantità di funghi ingerita. Tali intossicazioni sono caratterizzate da: nausea, vomito, diarrea persistente, crampi, cefalea, dolori addominali, disidratazione nei casi più complessi, con alterazioni dell’equilibrio elettrolitico. Ai disturbi gastrointestinali, possono sovrapporsi quelli cardiovascolari e di natura epatorenale. Il trattamento è di tipo sintomatico, tipico delle gastroenteriti. Nelle situazioni più complesse invece, come nei bambini e negli anziani, può essere necessario reintegrare le perdite liquide, gli elettroliti e i sali minerali, persi con il vomito e la diarrea. Solitamente, la sintomatologia clinica, regredisce spontaneamente entro le 24/48 ore



Amanita gemmata (Fr.) Bertill.
Sinonimi:
Agaricus gemmatus Fr.
Amanita adnata (Sacc.)
Amanita junquillea Quél.
Amanita junquillea var. exannulata

Cappello: 4÷8 cm. , inizialmente emisferico-convesso, fino poi ad appianato. La cuticola vischiosa con tempo umido, è glabra, di un bel colore giallo vivace, crema giallognolo, con il bordo più chiaro e striato. Il cappello è cosparso di verruche larghe, piatte, fioccose, rade ed irregolari, residuo del velo generale. Lamelle: bianche o biancastre, libere o sub-libere, fitte e sottili, con il filo dello stesso colore che talvolta si presenta fioccoso; intercalate da lamellule tronche di varia lunghezza. La sporata in massa è di colore bianco. Gambo: cilindrico, slanciato, leggermente rastremato in alto e bulboso napiforme al piede. Da pieno, poi midolloso-fistoloso. Di colore bianco, presenta una leggera pruina nella parte alta e fini fioccosità irregolari alla base. Anello membranoso, fragile, fugace, bianco. Volva (il velo generale che avvolge completamente il carpoforo giovane) è bianca, morbida ed aderente al bulbo, alla rottura è circoncisa, dissociata in un collarino fioccoso, irregolare, oltre il bordo del bulbo. Carne: tenera e bianca, è leggermente giallina a contatto con la cuticola del cappello. Odore e sapore: odore e sapore sono entrambi miti e gradevoli, comunque poco significativi. Spore: basidiospore ellissoidali tondeggianti, lisce, 9÷11 x 7÷8,5 µm non amiloidi. Habitat: si può osservare soprattutto in primavera, ma anche in autunno, in boschi di latifoglie e conifere, con preferenza per queste ultime e per i terreni acidi. Forse più conosciuta come Amanita junquillea, ultimamente il nome prevalente è tornato Amanita gemmata. In letteratura sono descritte A. junquillea. v. amici, più tozza e con colori crema più tenui, A. junquillea v. gracilis più esile, A. junquillea v. exanulata, con anello fugace, Amanita gioiosa di recente determinazione, ha evidenti differenze microscopiche (soprattutto la presenza di giunti a fibbia).
E’ specie SOSPETTA di TOSSICITA’, per lungo tempo ritenuta commestibile dopo prolungata cottura, può causare, se consumata poco cotta o in quantità eccessive, disturbi gastroenterici, anche se non molto gravi. Possono comparire vomito diarrea e dolori addominali già al termine del pasto o al massimo entro 3-4 ore dopo e sono proporzionali alla quantità di funghi ingerita. Tali sintomi solitamente regrediscono spontaneamente entro 24-48 ore. ( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giorgio Materozzi )



Amanita muscaria (L.:Fr.) Per.
Sinonimi:
Amanita muscaria (L.) Lam.
Amanita muscaria var. muscaria (L.) Lam.
Amanitaria muscaria (L.) E.-J. Gilbert
Venenarius muscarius (L.) anon.

Fungo simbiontedi grandi dimensioni, fino a 20 cm., con cappello da emisferico a convesso e spianato, con colorazione che va dal rosso carico al rosso-arancione, ricoperto da tipiche verruche bianche, detersili, che si staccano facilmente in caso di pioggia; margine sempre striato. Lamelle: bianche, fitte, arrotondate e libere al gambo. Gambo: cilindrico con base bulbosa e volva dissociata in verruche concentriche e perlinate. Carne: bianca, spessa e soda con odore e sapore fungino. Spore bianche in massa, ovoidali, lisce, 9-11 x 6.5-7.5 µm. Habitat: molto comune, cresce dall’estate all’autunno sia sotto aghifoglia che latifoglia. Commestibilità: TOSSICA, dà luogo a sindrome panterinica. ( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giovanni di Bella)

SINDROME MUSCARINICA - I sintomi legati a questa sindrome, sono caratterizzati da: sudorazione, ipersecrezione nasale, lacrimazione, scialorrea. E’ una intossicazione a breve latenza (quindi inferiore alle 6 ore). L’incubazione va dai 15/20’ alle 3 ore dopo l’ingestione. La ipersecrezione sudoripara richiede il necessario il ricovero ospedaliero. La sindrome provoca i seguenti disturbi: miosi, gastrointestinali, (vomito e diarrea, con conseguente disidratazione più o meno grave), ipersecrezione ghiandolare (con aumento della sudorazione e della lacrimazione), dispnea, disturbi respiratori di tipo asmatico, diarrea, scialorrea, disturbi visivi (visione annebbiata), tremori, parestesie, dilatazione vascolare con conseguente ipotensione arteriosa, bradicardia, stati di angoscia con sensazione di morte imminente, stato comatoso (la dose tossica e’ di 180-300 mg.). La manifestazione clinica si risolve generalmente nel giro di 2-3 ore; il quadro torna normale dopo 24 ore.



Amanita pantherina (De Cand.: Fr.) Krombholz
Sinonimi:
Agaricus pantherinus DC.
Amanita pantherina f. robusta A. Pearson
Amanitaria pantherina (DC.)

Specie facilmente riconoscibile se si osservano attentamente i suoi caratteri morfocromatici. E’ un fungo simbionte, di medie dimensioni, 8 - 10 cm., con cappello prima convesso poi spianato di colorazione che va dal bruno scuro al brunastro chiaro, con verruche, resti del velo generale, di colore bianco candido, margine striato. Lamelle: bianche, fitte e arrotondate al gambo. Gambo: cilindroide con presenza alla base di un bulbo rotondeggiante avvolto da una volva bianca, circoncisa e dissociata in cercini, con anello ad inserzione sul gambo sempre più basso rispetto a tutte le altre amanite anellate, che ha orlo caratterizzato da ruota dentata. Carne: bianca, soda con odore e sapore fungino. Spore bianche in massa, ovoidali, lisce, 10-12 x 7-9 µm. Habitat: molto comune, cresce dall'estate all'autunno in ogni habitat boschivo (ubiquitaria). Commestibilità: é fungo NOTEVOLMENTE TOSSICO responsabile di SINDROME PANTERINICA che, se non trattato in tempo, potrebbe dare anche esiti letali. ( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giovanni di Bella )

SINDROME PANTERINICA - Il tempo di latenza va dai 30 minuti alle 3 ore ed è una sintomatologia di breve incubazione. La durata delle manifestazioni cliniche persiste per circa 8 ore. Si hanno disturbi digestivi, nausea, vomito, diarrea. Nelle intossicazioni più blande sono presenti sintomatologie gastroenteriche, che sono assenti in quelle più gravi per l'insorgere dello stato comatoso. Si riscontrano incoordinazioni motorie (atassia), crampi, tremori, convulsioni e allucinazioni, stati di agitazione psicomotoria con logorrea, euforia, depressione, vertigini, ebrezza, eccessi di collera, sonnolenza o sopore profondo, stato confusionale, disturbo dell'attenzione, vertigini, delirio, allucinazioni visive e auditive. L'evoluzione è solitamente benigna e si risolve nell'arco delle 24 ore. Sebbene molto simile, l'intossicazione per ingestione di Amanita pantherina evolve in modo molto più complesso, rispetto a quella dell'Amanita muscaria.



Amanita phalloides (Vaill. ex Fr.) Link
Sinonimi:
Agaricus phalloides Vaill. ex Fr.
Agaricus phalloides Bull.
Amanita viridis Pers.
Venenarius phalloides (Vaill. ex Fr.) Murrill

Fungo simbionte di grandi dimensioni, 8 - 15 cm, con cappello di colorazione giallo- verdognola, con presenza di fibrille innate, sempre presenti anche staccando la cuticola e margine liscio. Lamelle: bianche fitte, arrotondate e libere al gambo. Gambo: cilindrico, con presenza di zebrature su tutta la superficie di colorazione giallo-verdognolo, a pelle di serpente. La base si presenta con rigonfiamento bulboso rivestito da una volva bianca sacciforme. Anello a gonnellino di colore bianco. Carne: bianca e fibrosa che emana un odore mielato in soggetti giovani, notevolmente sgradevole in soggetti maturi (Assaggio assolutamente da evitare se non si dispone di acqua per immediati ed abbondanti risciacqui della bocca. Per evitare l'accidentale ingestione di un frammento di fungo - anche piccolo - nella cosiddetta fase di assaggio, si sconsiglia vivamente tale procedura per la specie in questione). Spore bianche in massa, subglobose, lisce 9-11 x 7-9 µm. Habitat: Molto comune, Cresce in estate-autunno, un po' in tutta Italia, soprattutto sotto le querce ed i castagni nei boschi frondosi, non di rado anche sugli argini alberati limitanti prati e terreni coltivati. Predilige le latifoglie, ma non di rado si trova anche nei pressi di conifere. VELENOSO MORTALE . ( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giovanni di Bella )
Nota anche come amanita falloide o tignosa verdognola, è un fungo assai diffuso della famiglia delle Amanitaceae ed il più pericoloso esistente in natura a causa della sua tossicità estremamente elevata e del suo altrettanto elevato polimorfismo che lo rende somigliante a molte specie, congeneri e non, (da qui i nomi popolari di angelo della morte e di ovolo bastardo). L'avvelenamento da A. falloide ha quasi sempre esito letale e, nel caso che l'avvelenato sopravviva, lo costringe in genere all'emodialisi a vita o al trapianto di fegato.

SINDROME FALLOIDEA - E' sufficiente anche un solo cappello, pari a circa 20gr, a determinare gravi intossicazioni... La fase di latenza, priva di sintomatologia, dura dalle 6 alle 48 h. ed è caratterizzata dall’assenza completa di segni clinici. Successivamente si avrà una fase aggressiva caratterizzata da gastroenterite acuta, con: vomito, dolori addominali, diarrea profusa (con scariche diarroiche che possono protrarsi anche per più di 20 volte al giorno, gravi stati di disidratazione e conseguenti squilibri elettrolitici. Se la disidratazione non viene curata, la morte può sopraggiungere in questa fase, per collasso cardio- circolatorio. dopo 24/48 h. compaiono lesioni epatiche. Nella seconda e terza giornata si ha un miglioramento del quadro gastroenterico. Successivamente si avrà insufficienza epatica acuta, alterazioni dei parametri della coagulazione, coma epatico, insufficienza renale e shock. Dopo 5 giorni si hanno: emorragie digestive, allucinazioni, tremori, epatite cronica (rara), encefalopatia epatica e coma. Contemporaneamente si ha acidosi metabolica, dovuta all’accumulo di acido lattico, il quale si instaura durante l’insufficienza epatica,squilibrio elettrolitico ed ipoglicemia.Nelle forme gravi si istaura una insufficienza renale acuta di tipo funzionale. Se dopo 5 o 6 giorni non compaiono iniziali segni di ripresa, si può avere una evoluzione sfavorevole con progressivo peggioramento del quadro clinico. Si hanno delle emorragie massive gravissime, insufficienza respiratoria acuta,collasso cardio circolatorio che portano il paziente ad una insufficienza epatica acuta, renale, coma epatico e morte.



Amanita verna (Bull.) Lam.
Sinonimi:
Agaricus bulbosus f. vernus Bull.
Agaricus vernus (Bull.) Bull.
Agaricus virosus var. vernus (Bull.) Fr.
Amanita phalloides var. verna (Bull.) Lanzi

Fungo simbionte di medie dimensioni, fino a 10 cm, con cappello bianco, sericeo, glabro, tendente al giallognolo lucido a maturazione, margine liscio. Lamelle: bianco candide, arrotondate e libere al gambo. Gambo: cilindroide con base bulbosa, avvolta da una volva bianca sacciforme notevolmente persistente. Globosa e molto grossa in rapporto alla dimensione del fungo da giovane, spesso completamente interrata, libera, membranosa e lobata. Anello: bianco, membranoso e duraturo. Carne: bianca con odore mite e sapore acre. Spore: bianche in massa, subglobose, lisce, 7-8 x 9-10 µm. Habitat: molto comune, cresce in periodo primaverile in boschi di latifoglie con prevalenza per nocciolo, lecci e castagni. Poco comune.Commestibilità: VELENOSO MORTALE. ( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giovanni di Bella )
NOTA: La presenza della volva, mancante in alcuni suoi simili di colore bianco (alcuni funghi dei generi Agaricus e Leucoagaricus), è il carattere più sicuro per evitare sbagli fatali. Altrimenti detta "Tignosa di primavera" è un fungo mortale primaverile appartenente alla famiglia delle Amanitaceae che causa, ogni anno, un numero non indifferente di avvelenamenti, in quanto sistematicamente confuso con il comune "prataiolo". Infatti, i raccoglitori più inesperti, spesso hanno la cattiva abitudine di raccogliere i funghi recidendo il gambo: così facendo, non si accorgono, della volva, che in questa specie è spesso completamente "interrata" e quindi non visibile, nonostante sia piuttosto grossa e vistosa;

SINDROME FALLOIDEA - E' sufficiente anche un solo cappello, pari a circa 20gr, a determinare gravi intossicazioni... La fase di latenza, priva di sintomatologia, dura dalle 6 alle 48 h. ed è caratterizzata dall’assenza completa di segni clinici. Successivamente si avrà una fase aggressiva caratterizzata da gastroenterite acuta, con: vomito, dolori addominali, diarrea profusa (con scariche diarroiche che possono protrarsi anche per più di 20 volte al giorno, gravi stati di disidratazione e conseguenti squilibri elettrolitici. Se la disidratazione non viene curata, la morte può sopraggiungere in questa fase, per collasso cardio- circolatorio. dopo 24/48 h. compaiono lesioni epatiche. Nella seconda e terza giornata si ha un miglioramento del quadro gastroenterico. Successivamente si avrà insufficienza epatica acuta, alterazioni dei parametri della coagulazione, coma epatico, insufficienza renale e shock. Dopo 5 giorni si hanno: emorragie digestive, allucinazioni, tremori, epatite cronica (rara), encefalopatia epatica e coma. Contemporaneamente si ha acidosi metabolica, dovuta all’accumulo di acido lattico, il quale si instaura durante l’insufficienza epatica,squilibrio elettrolitico ed ipoglicemia.Nelle forme gravi si istaura una insufficienza renale acuta di tipo funzionale. Se dopo 5 o 6 giorni non compaiono iniziali segni di ripresa, si può avere una evoluzione sfavorevole con progressivo peggioramento del quadro clinico. Si hanno delle emorragie massive gravissime, insufficienza respiratoria acuta,collasso cardio circolatorio che portano il paziente ad una insufficienza epatica acuta, renale, coma epatico e morte.



Amanita virosa (Lamarck) Bertillon
Sinonimi:
Amanita virosa (Fr.) Bertill.
Agaricus virosus Fr.
Agaricus virosus Fr.
Amanitina virosa (Fr.) E.-J. Gilbert

Cappello: 4÷10 cm., inizialmente conico ovoide, campanulato, fino a convesso, difficilmente si può trovare completamente disteso. La cuticola è bianca con tonalità, a maturazione, color isabella, crema ocra-rosate, al centro del cappello; umida, glabra, viscosa con tempo umido, ha invece un aspetto setoso e lucente con tempo secco; è separabile dalla carne. Non ha quasi mai residui di velo sul cappello, il margine è irregolarmente lobato e mai striato. Lamelle: bianche, sfumate di rosa negli esemplari molto maturi, fitte e sottili, filo appena fioccoso, libere al gambo ed inframezzate da lamellule di varia lunghezza. Gambo: si presenta molto slanciato, bulboso alla base, progressivamente attenuato verso l’alto. Bianco, caratteristicamente scaglioso fioccoso , fibroso, da pieno a farcito. Anello posizionato in alto, bianco, membranoso fioccoso, sottile, obliquo, presto fragile e fugace. Volva bianca, membranacea, persistente, avvolta al bulbo basale, inguainante ma libera al bordo. Carne: bianca immutabile, tenera e molle nel cappello, fibrosa nel gambo. Odore e sapore: L’odore va da insignificante o debolmente terroso negli esemplari più giovani, a molto sgradevole, viroso, nauseante in esemplari maturi. Il sapore inizialmente dolciastro, diventa poi debolmente acre e sgradevole. Sporata : la sporata in massa è di colore bianco. Spore bianche in massa, globose o sub-globose 8÷10x 7÷9 µm. Presentano una reazione amiloide. Habitat: cresce dalla fine dell’estate all’autunno inoltrato, nei boschi montani di conifera, soprattutto in presenza di Picea abies, ma anche con betulle e faggi. In Italia è presente probabilmente solamente nelle Regioni alpine e subalpine, mentre è molto comune nel Nord Europa. E’ un fungo VELENOSO MORTALE, che provoca avvelenamenti con sindrome citotossica falloidea a lunga incubazione. Come si è detto non molto comune in Italia, dove è presente soprattutto o solamente nel nord del paese. E’ molto simile ad A. verna, dalla quale si distingue principalmente per il periodo e l’habitat di crescita ( A.verna è un fungo esclusivamente estivo delle quercete e dei castagneti caldi) ma anche per la sua caratteristica fioccosità che ha sul gambo e per il cappello che difficilmente è disteso anche in esemplari maturi. Anche la forma bianca di A. phalloides (A.phalloides f.ma alba) gli somiglia molto. Potrebbe anche essere confuso con Leucoagaricus leuchotites, che però pur avendo le lamelle bianche non ha mai la volva. Più difficile confonderla con gli Agaricus sp , che non hanno mai le lamelle bianche, ma colorate , da un grigio evidente al violetto, al marrone scuro E’ facilmente confondibile con una specie, di recente istituzione, Amanita porrinensis , Freire & Castro ex Castro, che ha le stesse caratteristiche di tossicità, che si differenzia da A. virosa per il diverso ambiente di crescita, crescendo nei querceti e nelle pinete marittime, nelle zone collinari più vicine al mare, per avere il cappello campanulato ma con l'orlo espanso, rialsato come le falde di taluni cappelli, e per avere spore più piccole e allungate. E' confondibile anche con A. phalloides forma alba. Insieme ad A. phalloides, A. verna e A. porrinensis, costituisce un quartetto di specie molto pericolose che causano ancora annualmente molti casi di avvelenamento, anche mortali. ( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giorgio Materozzi )

SINDROME FALLOIDEA - E' sufficiente anche un solo cappello, pari a circa 20gr, a determinare gravi intossicazioni... La fase di latenza, priva di sintomatologia, dura dalle 6 alle 48 h. ed è caratterizzata dall’assenza completa di segni clinici. Successivamente si avrà una fase aggressiva caratterizzata da gastroenterite acuta, con: vomito, dolori addominali, diarrea profusa (con scariche diarroiche che possono protrarsi anche per più di 20 volte al giorno, gravi stati di disidratazione e conseguenti squilibri elettrolitici. Se la disidratazione non viene curata, la morte può sopraggiungere in questa fase, per collasso cardio- circolatorio. dopo 24/48 h. compaiono lesioni epatiche. Nella seconda e terza giornata si ha un miglioramento del quadro gastroenterico. Successivamente si avrà insufficienza epatica acuta, alterazioni dei parametri della coagulazione, coma epatico, insufficienza renale e shock. Dopo 5 giorni si hanno: emorragie digestive, allucinazioni, tremori, epatite cronica (rara), encefalopatia epatica e coma. Contemporaneamente si ha acidosi metabolica, dovuta all’accumulo di acido lattico, il quale si instaura durante l’insufficienza epatica,squilibrio elettrolitico ed ipoglicemia.Nelle forme gravi si istaura una insufficienza renale acuta di tipo funzionale. Se dopo 5 o 6 giorni non compaiono iniziali segni di ripresa, si può avere una evoluzione sfavorevole con progressivo peggioramento del quadro clinico. Si hanno delle emorragie massive gravissime, insufficienza respiratoria acuta,collasso cardio circolatorio che portano il paziente ad una insufficienza epatica acuta, renale, coma epatico e morte.



Boletus rhodopurpureus Smotl. 1952
Sinonimi:
Imperator rhodopurpureus f. xanthopurpureus (Smotl.) Mikšík
Suillellus rhodopurpureus (Smotl.) Blanco-Dios
Boletus xanthopurpureus (Smotl.) Hlavácek

Cappello Carnoso e sodo, grande, emisferico poi convesso o guancialiforme, infine piano convesso ma mai piano completamente con margine dapprima involuto poi regolare ma leggermente eccedente. Cuticola asciutta e granulosa con tempo secco, liscia e umida a tempo umido. Di colore rosa, rosa lilla, rosa vinoso poi rosso porpora e bordò a maturazione. Al minimo contatta vira intensamente al blu nerastro. Pori rosso arancio, rosso sangue e infine rosso porpora. Sempre più chiari verso il margine pileico. Blu nerastri al tocco. SPORATA bruno olivastra. Gambo sodo e carnoso, robusto, obeso e ingrossato alla base, ma anche cilindrico, regolare. Giallo vivo all'apice, altrove giallo arancio poi rosso scuro a partire dalla base. E' ricoperto, per quasi tutta la superficie, da un reticolo a maglie larghe dapprima giallastro poi rosso. Bluastro al minimo contatto. Carne spessa e soda, molle a maturità. Di un bel giallo vivo ovunque tranne che alla base del gambo ove si presenta rosso granata scuro o porpora, all'aria intensamente blu e poi rossastra. Odore debole e Sapore acidulo. Tra i boleti rossi è uno dei più belli e appariscenti. Presso Querce o Faggi. Più raramente presso Castagno. TOSSICO Provoca sindrome gastrointestinale. Molto tossico da crudo, in alcune regioni viene considerato commestibile dopo ripetuti lavaggi e prolungate bolliture. Tuttavia la sua tossicità, per quanto diminuita, è accertata anche dopo lunghe precotture, per cui è un fungo assolutamente da evitare. ( Estratto da scheda Micoweb )

SINDROME GASTROINTESTINALE - I sintomi compaiono già al termine del pasto, o al massimo entro 3-4 ore; essi sono proporzionali alla quantità di funghi ingerita. Tali intossicazioni sono caratterizzate da: nausea, vomito, diarrea persistente, crampi, cefalea, dolori addominali, disidratazione nei casi più complessi, con alterazioni dell’equilibrio elettrolitico. Ai disturbi gastrointestinali, possono sovrapporsi quelli cardiovascolari e di natura epatorenale. Il trattamento è di tipo sintomatico, tipico delle gastroenteriti. Nelle situazioni più complesse invece, come nei bambini e negli anziani, può essere necessario reintegrare le perdite liquide, gli elettroliti e i sali minerali, persi con il vomito e la diarrea. Solitamente, la sintomatologia clinica, regredisce spontaneamente entro le 24/48 ore



Boletus satanas Lenz
Sinonimi:
Boletus marmoreus Roques
Boletus sanguineus Secretan
Boletus foetidus Trog. Flora XIX
Tubiporus satanas (Lenz) Maire

Cappello: 5÷30 cm ed oltre. Carnoso, sodo e compatto, semigloboso poi convesso, tende ad appianarsi in vecchiaia. Cuticola asciutta biancastra, caffelatte chiaro, camoscio pallido, anche con tonalità olivastre, finemente tomentosa da giovane poi liscia e leggermente eccedente. Si colora di grigio bruno con lo sfregamento. Tubuli: lunghi in esemplari maturi, arrotondati al gambo, quasi liberi. Grigio, giallo verdastri, tagliati virano all’azzurrino grigiastro. Pori: sono piccoli e rotondeggianti, prima giallognoli poi rosso arancio, rosso sangue. Se pigiati virano al blu verdastro. la sporata in massa è di colore bruno oliva. Gambo: carnoso e sodo, obeso verso la base, raramente snello. Quasi sempre più corto del diametro del cappello. Giallo nella parte superiore, da rosa fucsia a rosso altrove, giallo rossiccio con macchie brunastre nella zona basale. Per due terzi della lunghezza è ricoperto da un fine reticolo rosso, a volte poco visibile. Al tocco si macchia di azzurro-bluastro. Carne: soda, e compatta nei giovani esemplari, poi molle. Bianca, giallina, vira leggermente all’azzurro, soprattutto nella zona tra il gambo e il cappello, ± intensamente in funzione dell’umidità. Odore e sapore: odore prima debole insignificante poi disgustoso in esemplari maturi; sapore dolciastro. Spore: lisce ellissoidali , 11÷16x 5÷7 µm. Habitat: estate-autunno nei boschi di latifoglie soleggiati, su terreni calcarei, preferendo le zone aperte e soleggiate. Specie TOSSICA, è il boleto che raggiunge le più grandi dimensioni. E’ uno dei boleti tossici anche se cotti. Provoca disturbi gastrointestinali più o meno gravi. Da crudo o comunque mal cotto (arrosto per esempio) è certamente tossico, se ben cotto da adito a pareri discordanti; si dice che in alcune zone, opportunamente cotto e trattato, venga regolarmente consumato (!?). Una teoria in tal proposito è che in zone particolarmente calde, il clima, i terreni, le epoche di fruttificazione, possano determinare la variazione della concentrazione di determinate sostanze tossiche nel fungo, annacquandone molto la tossicità. Sconsigliamo comunque assolutamente di fare questa prova e considerare B.satanas e tutte le specie vicine ed affini (Gruppo del B.rhodopurpureus, B.legalie, B.lupinus, B.fechtneri, B.cicognani = B. pulchrotinctus ecc.), Tossiche a tutti gli effetti ed astenersene dal consumarle. Si potrebbe confondere con Boletus lupinus Fries che nello stadio giovanile ha il bordo del cappello di un bel colore rosa carico, in questi casi è possibile, prima di raccoglierlo, una confusione con i boleti che ruotano attorno al Boletus satanas, ma l’osservazione specialmente del gambo esclude però ogni errore in quanto il Boletus lupinus al contrario degli altri è privo di reticolo; con Boletus rhodoxanthus (Krombh.) Kallenb, che se ne differenzia principalmente per il viraggio della carne solo nel cappello e le dimensioni minori; con Boletus legalie Pilat (= Boletus splendidus C. Martín, Bull), con la carne decisamente gialla, che al taglio vira uniformemente su tutta la sezione, con Boletus calopus Persoon : Fries che ha la carne decisamente amara e i pori mai rossi ma giallo-verdognoli. ( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giorgio Materozzi )

SINDROME GASTROENTERICA - I sintomi compaiono già al termine del pasto, o al massimo entro 3-4 ore; essi sono proporzionali alla quantità di funghi ingerita. Tali intossicazioni sono caratterizzate da: nausea, vomito, diarrea persistente, crampi, cefalea, dolori addominali, disidratazione nei casi più complessi, con alterazioni dell’equilibrio elettrolitico. Ai disturbi gastrointestinali, possono sovrapporsi quelli cardiovascolari e di natura epatorenale. Il trattamento è di tipo sintomatico, tipico delle gastroenteriti. Nelle situazioni più complesse invece, come nei bambini e negli anziani, può essere necessario reintegrare le perdite liquide, gli elettroliti e i sali minerali, persi con il vomito e la diarrea. Solitamente, la sintomatologia clinica, regredisce spontaneamente entro le 24/48 ore



Coprinus atramentarius (Bull.) Fr.
Sinonimi:
Agaricus atramentarius Bull.
Agaricus fimetarius sensu Sowerby (1799)
Agaricus luridus Bolton
Agaricus plicatus Pers.

Cappello 3–6 cm, prima ovoidale, spesso tronco all'apice, poi aperto, con il margine che si rompe e si liquefà; grigio-brunastro, più scuro verso il centro, con piccole scaglie appressate, tipicamente scanalato, con orlo ondulato in maniera irregolare. Lamelle libere, ventricose e pruinose, larghe 7-15 mm, prima molto fitte e bianche, poi larghe brune e infine nerastre e deliquescenti. Gambo 8-18 x 0,8-1,5 cm, cilindrico e attenuato verso l'alto, sericeo, concolore al cappello, con scaglie brunastre nella parte inferiore, molto presto cavo all'interno. Carne bruno-grigiastra negli esemplari giovani, poi biancastra in quelli adulti, fibrosa nel gambo. Tossico se mischiato con alcool Odore e sapore: non particolari. Spore Nere in massa, 7-10 x 4,5-6 µm, ellittiche, con poro germinativo evidente. Habitat È un fungo saprofita e lignicolo. Cresce spesso cespitoso ai bordi dei ceppi di alberi isolati. Fruttifica dalla primavera all'autunno Commestibilità Alcune fonti lo riportano come edule da giovane, molte altre come non commestibile, neanche dopo cottura. Diviene comunque velenoso se ingerito insieme a bevande alcooliche, anche a distanza di parecchie ore, a volte anche giorni (sindrome coprinica), ne è pertanto sconsigliato vivamente il consumo. Il Coprinus atramentarius produce una tossina che interagisce con l’etanolo e determina la sindrome Coprinica caratterizzata da vasodilatazione ( Fonte WikipediA )
Soggetti a Sindrome Coprinica anche : Boletus luridus, Coprinus comatus, Coprinus micaceus, Coprinus picaceus, Laetiporus sulphureus

SINDROME COPRINICA - La sindrome coprinica è caratterizzata da una marcata sensibilità all’alcool; essa può insorgere nell’intervallo che va da 5 minuti a 48 ore dopo l’ingestione del fungo. La sintomatologia si manifesta con vasodilatazione generalizzata che può arrivare fino al collasso; l’acetaldeide è infatti un vasodilatatore e di conseguenza aumenta gli effetti vasomotori. Si ha inoltre cefalea pulsante, vertigini, ipotermia, disturbi cardiovascolari e gastrointestinali con nausea, vomito, diarrea. Trenta minuti dopo aver ingerito alcool si osservano vampate di calore, tachicardia, sapore metallico in bocca, vasodilatazione periferica generalizzata. I disturbi si rinnovano ad ogni ingestione di alcool, persistendo per 48-72 h. dopo l’ingerimento. Per alcuni individui questa sintomatologia è moderata, per altri invece si aggiungono dei disturbi respiratori (dispnea, oppressione), sudorazione, sensazione d'angoscia, disturbi oculari, ronzii auricolari, gonfiori agli arti. I disturbi cardiovascolari portano alla comparsa di arrossamenti soprattutto al viso, al cuoio capelluto e al collo, che in caso di elevata assunzione di alcool possono estendersi anche al torace e alle braccia. Occorre pertanto evitare tutte le forme di contatto con l’alcool, incluso anche l’uso dei profumi e dopobarba, perché contenenti sostanze alcoliche.



Cortinarius orellanus Fr.
Sinonimi:
Cortinarius rutilans Quél
Dermocybe orellana (Fr.) Blitt 1904
Dermocybe orellana (Fr.) Ricken

Cappello: 3÷9 cm, prima convesso-campanulato, poi spianato fino a disteso, con piccolo umbone. Carnoso al disco, sottile al bordo. Margine sinuoso-lobato, spesso rotto radialmente. Cuticola spessa, ben separabile dalla carne, di colore rosso-arancio, fulvo-rossastro, con la superficie debolmente vellutata e ricoperta da fini squamette granuliformi concolori al cappello, anche fibrilloso. Lamelle: adnato-subdecorrenti per un dentino. Rade, abbastanza larghe e spesse, ventricose, intercalate da numerose lamellule, di colore giallo-aranciato, fulvastro, poi, con la maturazione delle spore, fulvo-brunastro, ruggine o color cannella, con il filo più o meno concolore. Gambo: cilindrico, spesso attenuato al piede, diritto o flessuoso. Compatto, pieno o farcito, fibroso. Giallastro (soprattutto all’apice) , poi generalmente giallo-ocraceo, ruggine, molto simile al cappello, più giallo, nella parte alta, percorso da fibrille longitudinali . Cortina effimera prima crema giallo sporco, poi fulvo-brunastra. Carne: soda, poi bambagiosa nel cappello, fibrosa nel gambo. Di colore giallo-fulvo, più gialla nel centro del gambo e altrove più scura, con tonalità ruggine sotto la cuticola. Odore e sapore: l’odore è debolmente rafanoide, il sapore acidulo, un po’ dolciastro. La sporata in massa è di un bel colore bruno-ruggine. Le spore ialine, sono subovoidali, a forma di mandorla e finemente verrucose, 9÷12,5 x 5,5÷6,7 µm. Habitat: si trova in estate e in autunno, sul terreno, nei boschi asciutti di latifoglie, prediligendo terreni silicei in zone mediterranee. Specie molto pericolosa, è da considerare VELENOSA MORTALE . Non molto comune in Italia, ma molto più di quanto si pensi, e comunque presente in qusi tutto il territorio Italiano. E’ una specie infida perché i sintomi dell’intossicazione si manifestano dopo molti giorni, quando le tossine hanno già svolto la loro azione distruttiva. C.orellanus è caratterizzato da un portamento abbastanza robusto. Con un cappello bruno arancione, mattone, squamuloso, con lamelle abbastanza spaziate e subconcolori al cappello, gambo giallastro ed modore rafanoide. Specie simile: C. orellanoides Henry ( = C. speciosissimus Kuhner & Romagnesi,), specie delle peccete umide e delle torbiere, che ha colorazioni analoghe, ma con cappello conico-campanulato umbonato ed il gambo con delle decorazioni caratteristiche costituite da bande giallastre disposte a zig-zag, che ha un identico grado di tossicità. Viene vagamente confuso da alcuni con i Chroogomphus sp., (C.rutilus e C.helveticus), che a in alcune zone vengono consumati .( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giorgio Materozzi )

SINDROME ORELLANICA - Ha un lungo periodo di latenza; l’incubazione è di 7-12 (36 ore). Inizialmente compaiono dolori a livello gastroenterico con nausea vomito e diarrea (presentanti un andamento incostante), astenia, mialgie e tremori. Segue poi una fase di regressione della sintomatologia e dopo 15-20 giorni circa si osserva secchezza della bocca, polidipsia (incessante necessità di bere), ipotermia, mialgie, nausea, cefalea, dolori muscolari, brividi, poliuria iniziale (aumento delle quantità di urina) seguita da oliguria (diminuzione della sua quantità); dolori lombari, insufficienza renale acuta; La morte si realizza per coma uremico, e se si sopravvive si avrà una insufficienza renale cronica. Nella grande maggioranza dei casi l’intossicazione da parte di questi funghi, determina una insufficienza renale acuta o addirittura cronica di tipo irreversibile; pertanto se il soggetto recupera, dovrà sottoporsi a dialisi per tutta la vita.



Cortinarius speciosissimus Kühner & Romagn
Sinonimi:
Cortinarius rubellus Cooke
Dermocybe orellanoides (Rob. Henry)
Cortinarius orellanoides var. speciosissimus (Kühner & Romagn.)
Cortinarius speciosus J. Favre

Cappello Il diametro arriva fino a 8 cm (la taglia media è di 6/7 cm), inizialmente conico, poi diventa sempre più piano, con umbone acuto e raramente ottuso, fino a risultare un po' depresso negli esemplari più vetusti. Margine involuto. Superficie ricoperta da fribille, con aspetto opaco e colore rosso mattone o camoscio scuro Lamelle Concolori al cappello, smarginato-decorrenti ed uncinate, prima rade, poi spaziate quando il cappello diventa piano o depresso Cortina Giallastra, ben visibile solo nel primo stadio dello sviluppo. Gambo 5-11 x 0,6-1 cm (2 cm alla base), slanciato, cilindrico, anch'esso concolore al cappello e decorato con evidenti zebrature più chiare Carne Color paglierino con sfumature rosso mattone, coll'avanzare dell'età concolore al cappello setosa. Odore: rafanoide leggero, incostante (strofinare o sezionare il carpoforo). Sapore: dolce (non assaggiare). Spore 8-11 × 6,5-8,5 µm, subglobose, decorate con verruche, di color ocra in massa Habitat Fine estate-autunno, fungo terricolo, spesso gregario e preferibilmente sotto conifera Commestibilità MORTALE , è uno dei funghi più pericolosi; colpisce reni e fegato con latenza anche molto lunga (dai 3 ai 14 giorni dall'ingestione). ( Fonte WikipediA )
Molto simile al C. orellanus, dal quale si distingue per il gambo quasi concolore al cappello e per il caratteristico umbone.

SINDROME ORELLANICA - Ha un lungo periodo di latenza; l’incubazione è di 7-12 (36 ore). Inizialmente compaiono dolori a livello gastroenterico con nausea vomito e diarrea (presentanti un andamento incostante), astenia, mialgie e tremori. Segue poi una fase di regressione della sintomatologia e dopo 15-20 giorni circa si osserva secchezza della bocca, polidipsia (incessante necessità di bere), ipotermia, mialgie, nausea, cefalea, dolori muscolari, brividi, poliuria iniziale (aumento delle quantità di urina) seguita da oliguria (diminuzione della sua quantità); dolori lombari, insufficienza renale acuta; La morte si realizza per coma uremico, e se si sopravvive si avrà una insufficienza renale cronica. Nella grande maggioranza dei casi l’intossicazione da parte di questi funghi, determina una insufficienza renale acuta o addirittura cronica di tipo irreversibile; pertanto se il soggetto recupera, dovrà sottoporsi a dialisi per tutta la vita.



Entoloma sinuatum (Bull.) P. Kumm.
Sinonimi:
Entoloma lividum Quél.
Rhodophyllus lividus (Quél.) Quél.
Rhodophyllus sinuatus (Bull.) Quél.
Rhodophyllus sinuatus (Quél.) Singer

Più conosciuto con il nome di Entoloma lividum è un fungo simbionte con cappello di grandi dimensioni, 10 - 15 cm, color crema-ocraceo con sfumature grigiastre o giallognole, liscio. Lamelle: da biancastre a giallognole, rosa salmonate a maturazione, leggermente spaziate. Gambo: cilindroide, da bianco a crema-grigiastro, attenuato in alto. Carne: spessa soda, biancastra dall'odore e sapore farinoso, nauseante a maturazione. Spore: poligonali, color rosa-salmone in massa, 9-11 x 7-8 µm. Habitat : molto comune, cresce in autunno nei boschi di latifoglia. Commestibilità : TOSSICO, provoca sindromi gastro-enteriche di grave entità e possibili complicazioni emorragiche, a volte con interessamento epatico e renale. ( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giorgio Materozzi )

SINDROME GASTROENTERICA - I sintomi compaiono già al termine del pasto, o al massimo entro 3-4 ore; essi sono proporzionali alla quantità di funghi ingerita. Tali intossicazioni sono caratterizzate da: nausea, vomito, diarrea persistente, crampi, cefalea, dolori addominali, disidratazione nei casi più complessi, con alterazioni dell’equilibrio elettrolitico. Ai disturbi gastrointestinali, possono sovrapporsi quelli cardiovascolari e di natura epatorenale. Il trattamento è di tipo sintomatico, tipico delle gastroenteriti. Nelle situazioni più complesse invece, come nei bambini e negli anziani, può essere necessario reintegrare le perdite liquide, gli elettroliti e i sali minerali, persi con il vomito e la diarrea. Solitamente, la sintomatologia clinica, regredisce spontaneamente entro le 24/48 ore



Galerina marginata (Batsch) Kühner
Sinonimi:
Galera marginata (Batsch) P. Kumm.
Galerina autumnalis (Peck)
Galerina unicolor (Vahl) Singer
Galerula marginata (Batsch)

Il Cappello è di dimensioni molto ridotte: 1,5-3 cm massimo (raramente fino a 5 - 8 cm. di diametro). La forma è conico ottusa o convessa infine espansa anche quasi piana. A tempo umido si colora di ocra scuro mentre a tempo secco è un giallo sporco. Presenta evidenti striature al margine. Le Lamelle sono fitte, , color nocciola e leggermente decorrenti oppure adnate. Il Gambo, ocra, è cilindrico, fibroso e spesso pruinoso sopra l'anello, sotto presenta residui di velo bianco sporco, è spesso abbastanza massiccio in proporzione alle dimensioni generali e, alcune volte, è quasi completamente ricoperto da una pruina biancastra dall' aspetto semi bambagioso. L'Anello, membranoso ed esiguo è più o meno evidente, ha la pagina superiore spesso completamente ricoperta da deposito sporale color ocra ruggine, è anch'esso ocra. La Carne è delicata, poco consistente, fragile nel cappello e fibrosa nel gambo. Odore e Sapore (che ricordano la Farina) leggeri ed incostanti (per evidenziare l'odore, spezzare il carpoforo oppure strofinare le lamelle). Sporata di massa : color ocra scuro rugginoso. Cresce su svariati substrati di boschi di conifere, latifoglie o misti, su legno, legno muscoso o muschio su terreno quindi prevalentemente lignicolo sebbene siano noti casi di crescita su muschio e con assenza totale di residui legnosi, solitamente forma dei gruppi abbastanza numerosi, solo raramente si presenta in pochi esemplari.
VELENOSO MORTALEE' uno dei funghi velenosi più pericolosi che esistano, perché facilmente confondibile con specie eduli che crescono cespitose ed appartenenti ad altri generi, come ad esempio i pioppini, i chiodini oppure la Pholiota mutabilis. Genera Sindrome Falloidea

La SINDROME FALLOIDEA è una sindrome a lunga latenza ed il bersaglio delle Amatossine contenute nel fungo, é il Fegato, che viene raggiunto da queste, con un meccanismo simile al trasporto dei sali biliari e, come questi, vengono secrete dalla bile. La manifestazione clinica é caratterizzata da un periodo di assenza totale di disturbi di alcun genere ed é sicuramente questo, l'atteggiaggiamento più subdolo di questa amatossina, perché induce il malcapitato a ripetere tranquillamente il pasto a base di funghi velenosi. La fase di latenza, caratterizzata da completa mancanza di sintomi, varia dalle 6/8 alle 24 ore e anche più. La fase gastroenterica si presenta con vomito, dolori addominali e forte diarrea che, a causa dei numerosissimi episodi giornalieri, porta rapidamente ad uno stato di disidratazione. La perdita di liquidi determina ipotensione ed aumento della frequenza cardiaca e, se i liquidi non sono reintegrati rapidamente la crisi può evolvere subito in Shock e morte, sopratutto se trattasi di pazienti anziani o cardiopatici. Nella seconda e terza giornata, si ha un miglioramento dei sintomi sopra descritti, ma comincia ad evidenziarsi un serio danno al fegato. Il danno epatico e di tutti gli altri organi interessati, é, ovviamente, in proporzione alla quantità di fungo ingerito. In intossicazioni molto leggere (in cui l'ingestione é stata minima), si ha una progressiva guarigione dopo circa 6 giorni dall'ingestione e, la funzionalità epatica, può rientrare nella norma, dopo una trentina di giorni. Nelle intossicazioni più severe, se non appare alcun miglioramento dopo i 5/6 giorni dall'ingestione, la crisi evolverà, quasi sicuramente, verso una evoluzione sfavorevole che porterà al decesso. Nonostante negli ultimi anni, vi sia una progressiva e confortante diminuzione del tasso di mortalità, la percentuale di casi con esito infausto é ancora molto, molto alta : circa il 20%.



Gyromitra esculenta Fr.
Sinonimi:
Helvella esculenta Pers.
Physomitra esculenta (Pers.)

Corpo Fruttifero alto 6-13 cm. Mitra tondeggiante, irregolare, cerebriforme, con costolature sinuose molto irregolari, rosso-brunastro, margine aderente al cappello. Gambo 10-15 × 5-10 cm, corto, irregolare, più grosso alla base, cavo, con costolature longitudinali, biancastro con macchie rossastre, saldato alla mitra in diversi punti. Carne fragile, elastica, biancastra, acquosa, forte odore. Odore: intenso, vagamente spermatico. Sapore: grato. Spore 18-23 x 9-12 µm, ellissoidali, lisce, biguttulate, giallo-chiaro in massa. Habitat : È un fungo saprofita, fruttifica in primavera, nei boschi di conifere vicino a ceppi o residui legnosi. Attenzione : trattasi di fungo mortale da crudo e velenoso per accumulo anche da cotto! La G. esculenta, come altre specie congeneri (e la Ptychoverpa bohemica) è stata oggetto di numerose discussioni: attualmente è stata tolta dai mercati controllati a causa di alcune pericolose intossicazioni dovute alla sua ingestione da cruda o in pasti ravvicinati. Anche dopo la cottura, l'ingestione della specie in quantità elevate può risultare velenosa e pericolosa per la vita (ha causato la morte di molte persone, in maggioranza in nord America). Per tale motivo questa specie deve essere ritenuta NON EDIBILE - VELENOSA TOSSICA e scartata nella maniera più assoluta. Note : Questa specie contiene un quantitativo molto elevato di "Gyromitrina" - intermedio volatile dell'Idrazina - che oltre a provocare intossicazioni molto gravi, è anche un composto cancerogeno. Oltre a quanto già riportato, è stata dimostrata la tossicità da accumulo di questa molecola anche con esemplari ben cotti e perfino in quelli essiccati, dato che la Gyromitrina non svanisce mai completamente dal fungo.

SINDROME GYROMITRICA - Si ha una fase di una incubazione che va dalle 5 alle 12 h., qualche volta i primi sintomi si hanno dopo 48 h.(Sindrome a lunga latenza). I primi sintomi possono apparire dopo 6- 12 ore dal consumo del fungo e consistono in: cefalea, febbre, vertigini, dolori addominali, vomito, crampi muscolari, fascicolazioni. In questa fase può esserci miglioramento fino a guarigione, senza lasciare postumi. In altre circostanze il quadro clinico può evolvere in modo diverso, decisamente più serio con Ittero, anemia emolitica, insufficienza renale, danni a livello del Sistema Nervoso Centrale. I danni di tipo neurologico sono rappresentati da agitazione psicomotoria, disturbi visivi, vertigini, convulsioni, deliri, stato comatoso. Dopo un periodo di apparente miglioramento, può seguire la fase epatorenale acuta e fatale. La causa dell'intossicazione può derivare dal consumo del fungo allo stato fresco, poco cotto,senza che venga gettata l’acqua di prebollitura o ingerendone considerevoli quantità. La dose mortale è di circa 500 grammi per carpoforo fresco. Queste considerazioni implicano che le sostanze tossiche sensibili al calore, sono volatili e solubili nell’acqua di cottura. Dopo 6- 48 h. dalla ingestione di Gyromita esculenta, i pazienti presentano vomito, diarrea, vertigini, affaticamento e crampi muscolari; questi disturbi sono di solito di modesta entità, ma possono anche evolvere verso il delirio, il coma e le convulsioni. Ingestioni abbondanti di Gyromitra provocano degenerazione e necrosi della cellula epatica, fino al coma epatico ed insufficienza renale nei casi più gravi.



Hypholoma fasciculare (Huds.) P. Kumm.
Sinonimi:
Dryophila fascicularis (Huds.) Quél.
Dryophila fascicularis var. fascicularis (Huds.) Quél.
Geophila fascicularis (Huds.) Quél.
Hypholoma fasciculare (Huds.) P. Kumm.

Fungo prima parassita poi saprofita dimedie dimensioni, 6 - 8 cm, con cappello carnoso, emisferico, poi campanulato, poco umbonato al centro, di colore giallo-zolfino, rugginoso al centro. Lamelle: fitte, annesse al gambo, prima gialle, poi verdognole e infine bruno-olivastre. Gambo: cilindrico, cavo, lungo e sottile, di colore giallo più scuro alla base. Carne: gialla, con odore sgradevole e sapore amaro. Spore: ellittiche, amigdaliformi, lisce, 6-7,5 x 4-4,5 µm. Commestibilità: velenoso, se ingerito in grandi quantità provoca disturbi gastrointestinali spesso gravi ed a volte anche letali. Habitat: molto comune, cresce dalla primavera all'autunno in grandi cespi fasciculati su tronchi o su ceppaie o su terreno vicino a vecchi alberi radici e tronchi di latifoglie e di conifere. Attacca sia legno morto (saprofita) che legno vivo (parassita), causando la carie bianca di radici e tronchi di latifoglie e di conifere. E' la specie che più facilmente viene scambiata, per qualche somiglianza e per il modo di crescita, con il chiodino buono (Armillaria mellea), da cui deriva il suo nome comune "falso chiodino". A volte è stato addirittura confuso dai cercatori più inesperti con il ben noto pioppino (Agrocybe aegerita). ( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giovanni di Bella) È comunque relativamente facile rendersi conto di un eventuale sbaglio in quanto Hypholoma fasciculare, a differenza di Armillaria mellea o Hypholoma capnoides, ha un sapore amaro.

SINDROME GASTROENTERICA - I sintomi compaiono già al termine del pasto, o al massimo entro 3-4 ore; essi sono proporzionali alla quantità di funghi ingerita. Tali intossicazioni sono caratterizzate da: nausea, vomito, diarrea persistente, crampi, cefalea, dolori addominali, disidratazione nei casi più complessi, con alterazioni dell’equilibrio elettrolitico. Ai disturbi gastrointestinali, possono sovrapporsi quelli cardiovascolari e di natura epatorenale. Il trattamento è di tipo sintomatico, tipico delle gastroenteriti. Nelle situazioni più complesse invece, come nei bambini e negli anziani, può essere necessario reintegrare le perdite liquide, gli elettroliti e i sali minerali, persi con il vomito e la diarrea. Solitamente, la sintomatologia clinica, regredisce spontaneamente entro le 24/48 ore



Lepiota cristata (Bolton) P. Kumm.
Sinonimi:
Lepiota colubrina var. cristata (Bolton) Gray
Lepiota colubrina ß cristata (Bolton) Gray
Lepiota cristata var. felinoides Bon
Lepiota cristata var. pallidior Bon

Cappello: 4÷8 cm.inizialmente campanulato, emisferico, poi mano a mano espanso ed infine disteso con un piccolo umbone ottuso. La cuticola è inizialmente liscia, feltrata, poi dissociata in piccole squame concentriche di colore ocra-bruno-rossiccio, su fondo bianco crema. La zona centrale con l’umbone rimane liscia e colorata di ocra rossastro unito o bruno scuro. Lamelle: libere al gambo, fitte e ventricose. Sono bianche con il tagliente frastagliato-fioccoso, Sporata: è una specie specie leucosporea e si presenta quindi con la sporata in massa di colore bianco. Gambo: cilindrico, sottile ha un caratteristico bulbillo basale; è liscio, sericeo, fibrilloso, fistoloso e anche cavo. Ha un anellino membranoso ma presto fugace residuo di un velo parziale. E’ biancastro con riflessi rosato-violetti. Carne: esigua, tenera e fragile nel cappello, fibrosa nel gambo. E’ bianca, con toni carnicini nel gambo. Odore e sapore: odore caratteristico, definito proprio "odore di Lepiota cristata" ed utilizzato come riferimento per l’odore di altri funghi; è un odore penetrante, rancido, simile a quello degli scleroderma, non gradevole; Il sapore non è rilevante, forse leggermente acre. Le basidiospore sono. triangolari o tronche, lisce e con un apicolo laterale, 6÷8 x 3÷4 µm. Habitat: si può trovare dall’estate all’inizio dell’inverno, sul terreno in gruppi numerosi, nei boschi, nei prati montani come nei parchi cittadini o addirittura nelle grandi fioriere in città. Si tratta di una specie TOSSICA. come molte o meglio quasi tutte le lepiota di piccola taglia, può causare intossicazioni di una certa gravità. Potrebbe essere confusa con Lepiota felina, altrettanto tossica, con il gambo ricoperto da fini ma evidenti squamette, Lepiota pseudohelveola, Lepiota helveola molto simili e al pari tossiche. Confonderla con Marasmius oreades, buon commestibile, è un po’ più difficile, ma accade di tanto in tanto, possono avere lo stesso habitat, il portamento può essere assimilato, ma la diversa consistenza del gambo e il cappello completamente liscio di Marasmius oreades dovrebbero rendere impossibile questo tipo di confusione.( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giorgio Materozzi ) Tutte le Lepiote di piccola taglia (con cappello di regola non superiore agli 8 / 10 cm. e più o meno squamuloso) sono considerate altamente velenose e vanno quindi escluse da qualsiasi utilizzazione alimentare. La Lepiota cristata è responsabile di una sindrome denominata parafalloidea, simile a quella provocata da Amanita phalloides e al pari di questa a lunga incubazione con effetti che possono rivelarsi mortali.

SINDROME FALLOIDEA - La fase di latenza, priva di sintomatologia, dura dalle 6 alle 48 h. ed è caratterizzata dall’assenza completa di segni clinici. Successivamente si avrà una fase aggressiva caratterizzata da gastroenterite acuta, con: vomito, dolori addominali, diarrea profusa (con scariche diarroiche che possono protrarsi anche per più di 20 volte al giorno, gravi stati di disidratazione e conseguenti squilibri elettrolitici. Se la disidratazione non viene curata, la morte può sopraggiungere in questa fase, per collasso cardio- circolatorio. dopo 24/48 h. compaiono lesioni epatiche. Nella seconda e terza giornata si ha un miglioramento del quadro gastroenterico. Successivamente si avrà insufficienza epatica acuta, alterazioni dei parametri della coagulazione, coma epatico, insufficienza renale e shock. Dopo 5 giorni si hanno: emorragie digestive, allucinazioni, tremori, epatite cronica (rara), encefalopatia epatica e coma. Contemporaneamente si ha acidosi metabolica, dovuta all’accumulo di acido lattico, il quale si instaura durante l’insufficienza epatica,squilibrio elettrolitico ed ipoglicemia.Nelle forme gravi si istaura una insufficienza renale acuta di tipo funzionale. Se dopo 5 o 6 giorni non compaiono iniziali segni di ripresa, si può avere una evoluzione sfavorevole con progressivo peggioramento del quadro clinico. Si hanno delle emorragie massive gravissime, insufficienza respiratoria acuta,collasso cardio circolatorio che portano il paziente ad una insufficienza epatica acuta, renale, coma epatico e morte.



Lactarius scrobiculatus (Scop.) Fr.
Sinonimi:
Agaricus intermedius Fr.
Agaricus scrobiculatus Scop.
Galorrheus scrobiculatus (Scop.) P. Kumm.
Lactifluus scrobiculatus (Scop.) Kuntze

Cappello: 5÷18 cm., sodo e carnoso, inizialmente piano convesso, poi appianato con il centro anche abbondantemente depresso, ombelicato. Il margine può essere ondulato-lobato, fortemente e lungamente involuto fino alla vecchiaia, barbuto-lanoso, tende a perdere questa caratteristica con la maturazione, in esemplari freschi e giovani, in mezzo questa peluria si possono notare alcune goccioline di colore giallo miele, che essiccandosi lasciano delle piccole macchie color ocra fulvastro. La cuticola, glutinosa, feltratata, è decorata con zonature concentriche formate dall’agglomerarsi di corta peluria sul glutine presente sulla cuticola, il suo aspetto è leggermente rugoloso-granuloso centralmente, mano a mano che si va verso l’esterno si possono vedere delle piccolossime squamette, non rilevate, ma inglobate nella cuticola stessa che le conferiscono un aspetto irregolare; la cuticola è separabile dalla carne del cappello fino oltre la metà del raggio. Il suo colore è sul giallo, giallo ocraceo, giallo uovo, giallo aranciato, anche talvolta macchiato di color ocraceo ruggine. Lamelle: adnate-subdecorrenti, arcuate, elastiche. Fitte con numerose lamellule intercalate. Biancastre giallognole anche fino a crema, si macchiano imbrunendosi alla pressione. Sporata: la sporata in massa è di colore crema pallido. Gambo: pieno e consistente, presto cavo, cilindrico, abbastanza tozzo, gibboso, pruinoso nella parte alta, con molti scrobicoli irregolari di colore crema-giallognolo, giallognolo-ocraceo, in contrasto con il colore bianco-biancastro del gambo, più radi in alto e mano a mano più abbondanti e fitti. Quando il carpoforo invecchia tutto il gambo prende colorazioni ocra aranciato abbastanza uniformi, a partire dal piede. Carne: spessa, soda e compatta nel cappello, lo è meno nel gambo dove si riduce ad una presenza corticale essendo il gambo presto cavo. Di colore biancastro vira ovunque rapidamente al contatto con l’aria al giallo citrino. La secrezione di latice è ben visibile, di colore bianco che vira rapidamente al giallo solforino. Odore e sapore: l’odore è debole, sul fruttato acidulo. Il sapore inizialmente mite, poi diventa un po’ acre. Le basidiospore da largamente ellittiche a ellittiche, crestate e non reticolate, 7÷9 x 6÷7 ?m. Habitat: da luglio a ottobre è specie comune in montagna, nei boschi di conifere, in particolare di Picea abies, preferendo zone umide e ricche di muschio. E’ specie TOSSICA , come quasi tutti i lattari a latice bianco o giallo di sapore acre, pepato o amaro. E’ un lattario molto grande, caratteristico delle peccete montane, caratterizzato dal cappello glutinoso di un bel color giallo ocraceo, giallo miele, zonato, ricco di peluria negli esemplari giovani, il gambo ricco di scrobicoli, per il latice che appena esposto all’aria vira al giallo solforino, per la presenza, caratteristica e particolare, di alcune goccioline color miele, evidenti sul cappello in esemplari giovani con tempo umido. Il più vicino e simile è Lactarius intermedius, più piccolo e meno vistosamente colorato, non glutinoso e privo del margine barboso-lanuginoso. Anche altre specie appartenenti alla medesima sezione gli possono somigliare, hanno comunque un portamento meno massiccio, e colorazioni più pallide, il bordo del cappello non pubescente ma decisamente tomentoso, come L.acquizonatus e L.tuomikoskii entrambi con peluria glutinosa o inglobata nel glutine presente sulla cuticola e comunque microscopicamente ben differenziati. ( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giorgio Materozzi )

I sintomi compaiono già al termine del pasto, o al massimo entro 3-4 ore; essi sono proporzionali alla quantità di funghi ingerita. Tali intossicazioni sono caratterizzate da: nausea, vomito, diarrea persistente, crampi, cefalea, dolori addominali, disidratazione nei casi più complessi, con alterazioni dell’equilibrio elettrolitico. Ai disturbi gastrointestinali, possono sovrapporsi quelli cardiovascolari e di natura epatorenale. Il trattamento è di tipo sintomatico, tipico delle gastroenteriti. Nelle situazioni più complesse invece, come nei bambini e negli anziani, può essere necessario reintegrare le perdite liquide, gli elettroliti e i sali minerali, persi con il vomito e la diarrea. Solitamente, la sintomatologia clinica, regredisce spontaneamente entro le 24/48 ore



Omphalotus olearius (Dc.) Singer
Sinonimi:
Agaricus olearius DC.
Clitocybe olearia (DC.) Maire
Omphalotus olearius (DC.) Singer
Pleurotus olearius (DC.) Gillet

Fungo parassita prima, saprofita poi di dimensioni medio-grandi, 10-15 cm, con cappello poco carnoso, elastico, presto depresso o imbutiforme. Cuticola fibrillosa, lucida, di colore giallognolo-arancione, arancio-rossastra o rosso brunastro. Margine a lungo involuto, poi disteso ed ondulato, spesso con fessure radiali. Lamelle: fitte e sottili, molto decorrenti, da giallo oro a giallo zafferano, giallo arancio, con presenza di lamellule. Gambo: cilindrico e slanciato, eccentrico e sinuoso, attenuato alla base, fibrillato, da giallo a bruno, a rosso-brunastro. Carne: elastica, tenace e fibrosa, giallo zafferano con odore leggermente sgradevole e sapore dolciastro ed astringente. Spore: crema in massa, lisce e subsferiche, 4,5-7 x 4,5-6,5 µm. Habitat: molto comune, Di solito cresce cespitoso in più esemplari su ceppaie, ma anche piante vive di Olivo (da cui prende il nome), Quercia o Castagno, più raro trovarlo su legno di conifera. A volte è possibile rinvenire esemplari con crescita singola, apparentemente terricola, che in realtà sono attaccati a radici o legnetti interrati. Questo taxon è termofilo e maggiormente presente nelle regioni meridionali. TOSSICO, responsabile di sindrome gastrointestinale. ( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giovanni di Bella )E' un fungo assai pericoloso, ma facilmente riconoscibile per il colore arancio del carpoforo e per via delle lamelle decorrenti e bioluminescenti ( visibili al buio per via di alcuni pigmenti in esse contenuti ). Provoca sindrome di tipo gastrointestinale a breve incubazione di entità tale da portare, in casi estremi, anche alla MORTE.

SINDROME GASTROENTERICA - I sintomi compaiono già al termine del pasto, o al massimo entro 3-4 ore; essi sono proporzionali alla quantità di funghi ingerita. Tali intossicazioni sono caratterizzate da: nausea, vomito, diarrea persistente, crampi, cefalea, dolori addominali, disidratazione nei casi più complessi, con alterazioni dell’equilibrio elettrolitico. Ai disturbi gastrointestinali, possono sovrapporsi quelli cardiovascolari e di natura epatorenale. Il trattamento è di tipo sintomatico, tipico delle gastroenteriti. Nelle situazioni più complesse invece, come nei bambini e negli anziani, può essere necessario reintegrare le perdite liquide, gli elettroliti e i sali minerali, persi con il vomito e la diarrea. Solitamente, la sintomatologia clinica, regredisce spontaneamente entro le 24/48 ore



Paxillus involutus (Batsch) Fr.
Sinonimi:
Agaricus involutus Batsch
Agaricus involutus Batsch
Omphalia involuta (Batsch) Gray
Agaricus contiguus Bull. & Vent.

Fungo saprofita di grandi dimensioni, fino a 15 cm., con cappello ocra-brunastro, carnoso, vellutato, vischioso a tempo umido, lucente a tempo secco, si macchia di marrone scuro al tatto, specie sulle lamelle, margine a lungo molto involuto. Lamelle: prima ocra pallide, poi ferruginee, decorrenti, larghe, facilmente staccabili dal cappello. Gambo: giallastro scuro o bruno-rossastro, pieno, lungo, cilindrico o attenuato alla base. Carne: prima giallognolo-ocracea, poi bruna, nerastra alla cottura, con odore e sapore amarognoli. Spore: ocracee-brunastre in massa, ellissoidi, 6.5-10 x 5-7 µm. Habitat: molto comune, cresce in autunno in boschi di aghifoglie e latifoglie. Commestibilità: TOSSICO, responsabile di sindrome paxillica. ( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giorgio Materozzi ) Il Paxillus involutus è un bel fungo che fino a pochi anni fa era ritenuto, a torto, un ottimo commestibile ed aveva un vasto numero di estimatori. Negli ultimi tempi ha rivelato invece una pericolosissima velenosità da accumulo, con effetti imprevedibili a lungo termine, specialmente se consumato crudo o poco cotto ma anche se viene ben cotto. Nonostante i ripetuti casi di avvelenamento, anche gravissimi, in alcune regioni d'Italia questa specie viene ancora considerata una prelibatezza ed i suoi estimatori minimizzano riguardo alla sua pericolosità.

SINDROME PAXILLICA - Il consumo di questi funghi NON sufficientemente cotti, genera una sintomatologia molto complessa caratterizzata da turbe gastrointestinali e cardiocircolatorie. L’intossicazione può avere un esito benigno, ed il paziente si ristabilisce rapidamente nel giro di una settimana. Nei casi mortali si osserva invece degenerazione epatica, del rene e dei polmoni. Pasti abbondanti e ripetuti nel tempo provocano una grave sindrome, caratterizzata da anemia immuno-emolitica e nefriti letali. Il manifestarsi dei sintomi è molto rapido, spesso anche dopo un’ora dalla ingestione; mediamente, comunque, l’incubazione va dalle 3 alle 9 ore, seguono problemi di tipo gastroenterico con vomito, diarrea, dolori addominali, vasodilatazione ed ipotensione. In seguito possono manifestarsi ittero, insufficienza renale, affaticamento e raffreddamento delle estremità, grave anemia e collasso cardiocircolatorio. Il decesso può arrivare per shock.



Ramaria formosa (Pers.) Quél.
Sinonimi:
Clavaria formosa Pers.
Clavaria formosa Krombh.
Corallium formosum (Pers.)
Merisma formosum (Pers.) Lenz

Basidiocarpo: è costituito da un cespo ramificato che può avere un’altezza di 7÷20 cm., con un discreto tronco basale, piuttosto corto e carnoso, radicante sul terreno, di colore biancastro, che si suddivide poi in rami numerosi, ± cilindrici, allungati e fragili di colore rosa salmone o rosa arancio, ocracei in esemplari anziani o imbevuti di acqua,con superficie pruinoso-rugosetta. La ramificazione continua poi verso l’alto con numerose biforcazioni ed i rametti terminali finiscono con piccole punte brevemente biforcate o denticolate che hanno un evidente colore giallo citrino. Tutte le suddivisioni delle ramificazioni hanno una caratteristica forma della sella a U. Imenoforo: la superficie fertile insiste sui rami, in particolare nella parte più alta del basidiocarpo, come un po’ per tutte le specie appartenenti al genere Ramaria. Carne: bianca, è leggermente rosata se fratturata. Odore e sapore: odore debole e sapore acidulo amarognolo, soprattutto nelle ramificazioni, anche dopo una eventuale cottura. Sporata in massa è di colore crema giallastro. Spore: verrucose, di forma cilindrico-ellittica, 10÷14x5÷6 µm. Habitat: cresce in estate e in autunno nei boschi di latifoglia, piuttosto frequente sotto quercia, faggio e castagno, più raramente ma si può trovare anche in boschi di conifera ed ovviamente in boschi misti. Da considerare TOSSICA, avendo una forte carica lassativa, che provoca importanti disturbi intestinali. Viene facilmente confusa con altre Ramarie commestibili, simili nella forma e nel colore. Si può però riconoscere agevolmente osservandola attentamente, perché in questa specie sono sempre riconoscibili tre colori: il bianco della base bulbosa, il rosa salmone o arancio delle ramificazioni, il giallo delle punte terminali. Caratteristica è anche la forma ad U delle selle delle sue ramificazioni. La confusione con la vicina Ramaria botrytis dovrebbe essere facilmente evitata, R.botrytis ha delle colorazioni chiaramente tendenti al violetto, e solo con la maturazione dei basidiocarpi e con l’imbibimento degli stessi le due specie diventano simili e confondibili, rendendone non semplice la separazione; stessa cosa avviene con altre Ramarie dalle colorazioni gialle, come per esempio Ramaria aurea (commestibile), che non hanno mai i tre colori sopra descritti per R. formosa, che però in fase di maturazione avanzata o di imbibimento del carpoforo, non sempre si riescono ad osservare. ( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giorgio Materozzi )

SINDROME GASTROENTERICA - I sintomi compaiono già al termine del pasto, o al massimo entro 3-4 ore; essi sono proporzionali alla quantità di funghi ingerita. Tali intossicazioni sono caratterizzate da: nausea, vomito, diarrea persistente, crampi, cefalea, dolori addominali, disidratazione nei casi più complessi, con alterazioni dell’equilibrio elettrolitico. Ai disturbi gastrointestinali, possono sovrapporsi quelli cardiovascolari e di natura epatorenale. Il trattamento è di tipo sintomatico, tipico delle gastroenteriti. Nelle situazioni più complesse invece, come nei bambini e negli anziani, può essere necessario reintegrare le perdite liquide, gli elettroliti e i sali minerali, persi con il vomito e la diarrea. Solitamente, la sintomatologia clinica, regredisce spontaneamente entro le 24/48 ore



Russula emetica (Schaeffer : Fr.) Persoon
Sinonimi:
Agaricus linnaei Fries
Russula emetica var. gregaria Kauffman
Russula emetica f.ma longipes Singer
Russula emetica var. longipes (Singer)

Cappello: dimensioni 3-10 cm, carnoso e sodo, da emisferico-convesso a piano-conveso. Margine sottile leggermente striato-scanalato. Cuticola liscia e in parte asportabile. Viscosa e brillante con tempo umido, opaca ed asciutta con tempo asciutto. Colore rosso sangue, brillante, a volte decolorato verso l’ocra. Lamelle: arrotondate o quasi libere; spaziate, con anastomosi alla base e sporadicamente forcate. Per lo più bianche , a volte bianche con tonalità paglierine. Gambo: cilindrico ma leggermente dilatato alla base. Pieno, duro, poi soffice e spugnoso, asciutto, corrugato. Bianco, a volte con deboli macule giallo-brunicce. Carne: bianca ed immutabile, fragile e cassante, anche se soffice e spugnosa. Odore e sapore: Ha un buon odore fruttato e sapore molto acre e pepato. La sporata in massa è bianca. Spore: echinulate e reticolate, subglobose, 9÷10,5x7,5÷9 µm. Habitat: cressce in estate ed autunno nei boschi montani di conifera, Picea abies sopratutto, nelle alte torbiere ricche di sfagni e muschi, ma secondo alcuni autori anche sotto Betulle. Specie TOSSICA, se consumata provoca vomito. Si rinviene per lo più nei boschi di abete dell’alta Italia. Alcune tra le specie simili nell’aspetto sono R.nana, R.mairei, R.rhodomelanea, R.luteotacta e R.persicina, continuamente confuse con R. emetica. Tutte specie a carne pepata e tutte considerate tossiche, da non consumare. ( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giorgio Materozzi )

SINDROME GASTROENTERICA - I sintomi compaiono già al termine del pasto, o al massimo entro 3-4 ore; essi sono proporzionali alla quantità di funghi ingerita. Tali intossicazioni sono caratterizzate da: nausea, vomito, diarrea persistente, crampi, cefalea, dolori addominali, disidratazione nei casi più complessi, con alterazioni dell’equilibrio elettrolitico. Ai disturbi gastrointestinali, possono sovrapporsi quelli cardiovascolari e di natura epatorenale. Il trattamento è di tipo sintomatico, tipico delle gastroenteriti. Nelle situazioni più complesse invece, come nei bambini e negli anziani, può essere necessario reintegrare le perdite liquide, gli elettroliti e i sali minerali, persi con il vomito e la diarrea. Solitamente, la sintomatologia clinica, regredisce spontaneamente entro le 24/48 ore



Tricholoma pardinum (Pers.) Quél. (1873)
Sinonimi:
Tricholoma tigrinum (Schaeff.)
Agaricus tigrinus Schaeff.
Gyrophila tigrina (Schaeff.) Quél.

Cappello: 5÷12 cm, carnoso, compatto. Da campanulato o convesso a parzialmente spianato, talora con umbone. Margine sottile, sovente ondulato e fessurato. Cuticola secca, da grigio cenere a grigio ardesia, ricoperta irregolarmente da squame grossolane grigio scuro più fitte al centro. Lamelle: smarginate, con dentino decorrente. Fitte, larghe e spesse. Bianco grigiastre con toni verdini, poi giallo crema con tonalità oliva in esemplari maturi. Gambo: robusto, cilindrico, sovente ingrossato alla base. Carnoso e pieno, con la maturità del carpoforo si sfina e diventa fistoloso; fibrilloso o leggermente tormentoso, anche punteggiato e squamoso. Bianco nella parte alta, con colorazioni ocra-brunicce alla base. Appena untuoso e imbrunente al tocco. Esemplari giovani possono avere piccole gocce trasparenti all’attaccatura con le lamelle. Carne: soda e compatta in esemplari giovani, diventa poi più fibrosa. Bianca nel cappello, più grigia a contatto con la cuticola, leggermente rosata alla base del gambo. Odore e sapore: odore di farina , sapore farinoso o di cocomero appena tagliato. la sporata in massa come per tutti i Tricholoma è bianca. Spore lisce, ellissoidali e apicolate granulose, 8÷11x5,5÷7 µm. Basidi normalmente tetrasporici, ma a volte anche bisporici ed in questo caso sono maggiori di dimensione; la forma è clavata allungata, 35-45 x 10-13 µm. Giunti a fibbia molto abbondanti. Epicutis. Ife parallele orizzontali con scarsi terminali liberi con testa ottusa e poco pigmentata. Habitat: raro in molte aree, la sua presenza è molto localizzata e comunque mai molto abbondante anche nei luoghi di crescita. Si trova in estate e in autunno in terreni di natura calcarea, sia in boschi di latifoglie che di conifere. Specie TOSSICA, somiglia per il colore ad alcuni Tricholoma grigi commestibili, con i quali è rischioso confonderlo. Quando si presenta tipicamente e gli esemplari sono adulti non ci sono grandi problemi nell’identificarlo, con gli esemplari più piccoli o meno tipici si deve fare molta attenzione. Specie simili: T. basirubens è quella che più gli si avvicinerebbe morfologicamente, con il suo gambo un po’ tozzo e a volte leggermente obeso, colorazioni generali più sul grigio metallico che sul grigio cenere, squamette fitte e concentriche e numerose, macchie rosa bluastre alla base del gambo che possono trarre in inganno, perché talvolta T.pardinum al piede può presentare delle macchie bruno rossastre. Per T.orirubens vale quanto detto per T.basirubens, ma qui abbiamo anche le lamelle che si tingono di rosa. T. atrosquamosum, specie meno carnosa, dal portamento più gracile con un aroma intenso, piccante, come di pepe; T. squarrulosum, che non ha la consistenza e la robustezza di T. pardinum e le particolari squamature sul cappello; T.scalpturatum anche questo meno consistente e carnoso, che ha nelle lamelle un ingiallimento non presente in T.pardinum, ma che ha un odore farinoso come lui. ( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giorgio Materozzi ) Molto velenoso. La sindrome cui dà luogo è di tipo gastrointestinale, a breve latenza. I primi sintomi insorgono precocemente, da mezz'ora a una o due ore dall'ingestione del fungo. L'intossicazione è piuttosto violenta ma con esito generalmente positivo. Solamente in rari casi è stato responsabile di decessi, a danno di persone probabilmente già in precario stato di salute.

SINDROME GASTROINTESTINALE - I sintomi compaiono già al termine del pasto, o al massimo entro 3-4 ore; essi sono proporzionali alla quantità di funghi ingerita. Tali intossicazioni sono caratterizzate da: nausea, vomito, diarrea persistente, crampi, cefalea, dolori addominali, disidratazione nei casi più complessi, con alterazioni dell’equilibrio elettrolitico. Ai disturbi gastrointestinali, possono sovrapporsi quelli cardiovascolari e di natura epatorenale. Il trattamento è di tipo sintomatico, tipico delle gastroenteriti. Nelle situazioni più complesse invece, come nei bambini e negli anziani, può essere necessario reintegrare le perdite liquide, gli elettroliti e i sali minerali, persi con il vomito e la diarrea. Solitamente, la sintomatologia clinica, regredisce spontaneamente entro le 24/48 ore



Tricholoma sciodes (Pers.) C. Martín
Sinonimi:
Agaricus myomyces sciodes Pers.
Tricholoma sciodellum P.D. Orton
Tricholoma virgatum var. sciodes (Pers.) Konrad

Cappello: 4÷8 cm, conico-campanulato, poi allargato, disteso, con umbone arrotondato. Orlo ondulato, a volte fessurato radialmente. Cuticola liscia, asciutta, fibrillosa, di colore grigio, brillante, metallico, fino a grigio ardesia, con riflessi rosa-lillacini, facilmente separabile dalla carne. Lamelle: smarginate-uncinate, regolari e piuttosto fitte, fragili, intercalate da lamellule. Colore bianco o cenere e con il filo nerastro. Gambo: cilindrico, regolare, pieno poi fistoloso, liscio, nudo. Bianco con deboli sfumature rosa; con rade fibrille grigiastre nella parte inferiore. Carne: esigua, elastica, fibrosa, soprattutto nel gambo. Bianco-grigiastra con deboli sfumature rosa. Odore e sapore: odore lieve, di erba o di terra. Sapore amarognolo tendente all'acre. Sporata: La sporata in massa come per tutti i Tricholoma è bianca. spore: da guttulato a granulose, hanno forma ellissoidale- ovoidale attenuata verso l’apicolo, 6÷8x4,5÷6,5 µm. Basidi clavati ed allungati, con sterigmi pronunciati e tozzi. La trama è costituita da ife appiattite. Giunti a fibbia, mai presenti. Habitat: si rinviene dall’estate all’autunno nelle faggete con terreni ricchi di carbonati, raramente associato ad altre latifoglie, non è mai presente in boschi di aghifoglia. Specie da considerare TOSSICA o comunque NON COMMESTIBILE. Fa parte del gruppo di specie tossiche del genere Tricholoma aventi cuticola grigia con riflessi metallici. Specie simili: T. virgatum, quasi esclusivo delle abetine e con cappello fornito di umbone acuto, che comunque può essere reperito anche in faggete dal suolo siliceo; T. bresadolanum, più tozzo e carnoso, con gambo e cappello squamosi. I Tricholoni grigi commestibili, si distinguono per avere la cuticola liscia e sempre più o meno squamosa, mai fibrillosa, e sempre senza riflessi argentei o dal colore metallico. ( Estratto da scheda Micoweb del Micologo : Giorgio Materozzi )

SINDROME GASTROINTESTINALE - I sintomi compaiono già al termine del pasto, o al massimo entro 3-4 ore; essi sono proporzionali alla quantità di funghi ingerita. Tali intossicazioni sono caratterizzate da: nausea, vomito, diarrea persistente, crampi, cefalea, dolori addominali, disidratazione nei casi più complessi, con alterazioni dell’equilibrio elettrolitico. Ai disturbi gastrointestinali, possono sovrapporsi quelli cardiovascolari e di natura epatorenale. Il trattamento è di tipo sintomatico, tipico delle gastroenteriti. Nelle situazioni più complesse invece, come nei bambini e negli anziani, può essere necessario reintegrare le perdite liquide, gli elettroliti e i sali minerali, persi con il vomito e la diarrea. Solitamente, la sintomatologia clinica, regredisce spontaneamente entro le 24/48 ore



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