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Funghi velenosi dalla Bulgaria: scatta l'allarme

Funghi velenosi dalla Bulgaria

ROMA 26 Ottobre 2010

Alcuni funghi della specie più velenosa in mezzo a una partita di ovoli, quelli che gli intenditori considerano delizie del palato e che gli esperti chiamano “amanite caesarea”. E’ stato sufficiente uno sguardo all’ispettore micologo di turno, Virginio Federici, ieri al Car di Guidonia per fare scattare l’allarme per alcune casse di funghi arrivati dalla Bulgaria. Immediata la conferma: amanita falloide, stessa famiglia dei primi ma di un tipo con effetto letale: ne bastano 50 grammi per uccidere una persona di ottanta chili in buona salute, 30 per un bambino.

«I sintomi sono a lenta incubazione - spiega il responsabile del laboratorio, Alessandro Iori - colpiscono il fegato, organo bersaglio, in maniera subdola perché si manifestano spesso quando non c’è più nulla da fare, se non un trapianto e non in tutti i casi». In tarda mattinata le amaniti falloidi, dopo il “sequestro sanitario”, sono state distrutte insieme a tutta la partita di dodici chili: pericolosi frammenti, in teoria, potrebbero aver raggiunto anche quelli ”buoni”. Tutto è finito in una enorme busta nera tenuta chiusa mentre gli operatori come vuole la procedura la schiacciavano con i piedi. I micologi dell’ispettorato della Asl G controllano uno per uno circa 300 chili di ovoli al giorno: tutto quello che va sul mercato di gran parte del centro Italia è certificato e garantito dal loro lavoro costante. Insomma la conferma che c’è da stare tranquilli.

L’ultimo caso di questo tipo risale a sette anni fa, era il 2003: «Erano tanti, 22 funghi per la precisione, e scoprimmo subito - ricorda Giovanni Simeoni, coordinatore della struttura - che si era trattato di un sabotaggio, una guerra tra esportatori. Venivano dal Marocco. Niente a che vedere con il caso di ieri che è stato verosimilmente un errore dei raccoglitori».
Ma come funziona la raccolta? «Nei paesi dell’est - continua Simeoni - ci sono grandi centri di smistamento e centinaia di addetti che vengono sparpagliati per i boschi. Qualcuno magari alle prime armi può aver scambiato le due qualità che si somigliano solo per forma. Il colore del cappello appena schiuso è completamento diverso: arancione quello buono, verdastro quello velenoso».

L’anno scorso l’ispettorato micologico della Asl G, che ha sede nel centro direzionale del Car, ha “vigilato” su 150mila chili di funghi. Provenienza varia: oltre alla Bulgaria, Romania, Ungheria, Macedonia, Portogallo, Spagna, Finlandia, Marocco e Sudafrica. A questo lavoro si aggiunge anche uno sportello aperto ai cercatori con tesserino che vogliano far controllare i loro cestini di ritorno dai boschi. Negli ultimi tre anni sono stati quasi 600mila i chili certificati di funghi freschi destinati alla vendita, controllati altri 3500 portati direttamente da chi l’ha colti per sé, mentre sono stati realizzati 15 corsi di formazione validi per il rilascio del permesso di raccolta della Regione a circa 750 partecipanti. Funziona come punto di riferimento per tutti i centri di controllo del settore nel Lazio.

A rendere unico il servizio l’istituzione del laboratorio dove quattro specialisti in microscopia eseguono - con una reperibilità di 24 ore su 24 - esami su ogni tipo di fungo. A loro si possono sempre rivolgere i pronto soccorso in caso di sospetta intossicazione. «Intervenire con rapidità in questi casi - confermano Alessandro Iori e Giovanni Simeoni - significa individuare il tipo di tossine e da qui la specie. Serve ai medici per la cura, ma anche ad avviare una pronta azione nella zona in cui è individuata la presenza dei non commestibili». L’ultima volta è successo domenica scorsa: all’ospedale di Tivoli è arrivato un uomo intossicato da un cestino di “prataioli” avuti in regalo.

di Elena Ceravolo