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COME SI CHIAMA QUESTO FUNGO?
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CACCIATORI DI FUNGHI

Ancora incidenti tra i cercatori di funghi

Funghi

"Chi va per funghi è come il cane, usa solo l'olfatto"

1 Settembre 2010

TIRANO.Tre morti in 48 ore soltanto in Valtellina. Ma dall'inizio della stagione dei funghi, in tutta Italia gli incidenti mortali sono stati 18. Senza contare i dispersi. Insomma, se non è una vera e propria strage, poco ci manca. E purtroppo è anche difficile da fermare visto il numero delle persone coinvolte in questa passione. E il motivo è presto detto. Il problema è che per funghi vanno tutti, anche chi di solito non frequenta la montagna» lancia l'allarme Marco Garbellini, presidente del Cai Tirano e direttore della scuola nazionale delle unità cinofile da ricerca del Corpo nazionale del Soccorso alpino e speleologico.

Nei giorni scorsi è stato chiamato anche in provincia di Brescia, per recuperare un fungiatt disperso a Pisogne e ritrovato morto. «Quando l'annata non è granché si muovono soprattutto i fungaioli esperti, per cui il rischio di incidenti cala - spiega ancora il soccorritore valtellinese -, ma se capita una stagione ricca come questa, si apre una vera e propria caccia che coinvolge anche persone che normalmente non vanno in montagna e dunque non conoscono i posti ma soprattutto non hanno dimestichezza col bosco, che è pieno di insidie». Bastano un po' di muschio bagnato sopra un roccia o uno strato di sassi dove si pensava di trovare terreno duro, per cadere e farsi male. A volte in maniera fatale, come purtroppo dimostra la cronaca di questi giorni che è un vero e proprio bollettino di guerra. a il rischio di non tornare a casa, quando si esce per andare per funghi, riguarda tutti, anche i fungaioli esperti. Lo sa bene chi è chiamato ad intervenire.
«Chi va per funghi si comporta come il cane, che quando va a caccia azzera gli altri sensi per concentrarsi solamente sull'olfatto - fa notare Garbellini, addestratore delle unità cinofile del Soccorso Alpino -. Il fungiatt fissa lo sguardo a terra per cercare porcini e in questo modo perde la cognizione dell'ambiente che gli sta attorno e lascia, senza accorgersi, il sentiero. Il pericolo passa in secondo piano, perché l'attenzione è tutta nella ricerca». Uno dei modi per ridurre il rischio di rimanere vittime di incidenti nei boschi, quindi, è senz'altro quello di non avventurarsi in posti difficili, anche se questo può voler dire rinunciare a raccogliere un bel porcino. «E' fondamentale non perdere mai di vista il pericolo e fare in modo che la “febbre” da fungo non prevalga sul resto» dice Garbellini, che ha collaborato alla stesura del depliant informativo «Sicuri a cercar funghi», un vadececum completo e dettagliato per il fungaiolo, che si può scaricare anche da internet collegandosi al sito www.sicurinmontagna.it, nella sezione dei documenti. La brochure, realizzata dal Cnsas in collaborazione con Cai e Regione Lombardia, indica che cosa si deve e non si deve fare quando si va per funghi, dal momento in cui ci si prepara (quindi nella scelta dell'abbigliamento) a quando ci si trova nel bosco. L'informazione, infatti, e il richiamo alla prudenza, restano tutt'ora le migliori armi a disposizione per contenere la «strage». Purtroppo in questo caso fare prevenzione è molto difficile - puntualizza il soccorritore - perché non puoi sapere chi va per funghi. Non è come con quelli che vanno in montagna, per i quali si fanno corsi sui sistemi di sicurezza». Di sicuro per gli uomini e le donne del Soccorso alpino queste sono giornate molto impegnative. Oltre agli episodi di incidenti mortali, che per fortuna sono una minoranza sul totale degli interventi, sono parecchie le richieste di soccorso da parte di persone disperse nei boschi o dei parenti preoccupati per un ritardo o un mancato rientro a casa nell'orario stabilito. Casi che fortunatamente si concludono con un lieto fine, quasi sempre proprio grazie all'impegno e al coraggio dei soccorritori, che in qualche caso accettano di esporsi a dei rischi per salvare un'altra persona in pericolo. «A volte non ci si pensa - chiude Garbellini -, ma anche chi va a soccorrere lo fa mettendo a repentaglio la propria vita».