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| Creature del bosco |
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LA VIPERA COMUNE ( Vipera aspis ) La Vipera aspis vive in luoghi freschi ed assolati, prediligendo ambienti poveri di vegetazione, prati, pascoli e soprattutto pietraie. Lunga al massimo 94 cm., presenta testa più o meno distinta dal collo, con l'apice del muso leggermente rivolto all'insù, ed occhi di dimensione media con la pupilla verticale ellittica. La coda è nettamente distinta dal corpo, caratteristica tipica della vipera e che la differenzia, tra le altre cose, dagli innocui colubridi. La colorazione varia a seconda dell'individuo dal grigio al marrone-rossiccio, e concede la possibilità al rettile di mimetizzarsi con l'ambiente circostante. Anche il disegno dorsale cambia da soggetto a soggetto, con strisce a zig-zag, macchiette separate o colorazione quasi uniforme. L'aspetto generale è più tozzo che negli altri serpenti a causa delle piccole dimensioni e della coda molto corta. Il veleno viene prodotto da speciali ghiandole velenifere poste in fondo al palato e inoculato attraverso denti del veleno cavi al loro interno. Come le altre tre specie di viperidi presenti in Italia Vipera aspis è vivipara; nascono da 5 a 20 piccoli di 15-20 cm, che sono autosufficienti e possiedono già ghiandole velenifere. Possono raggiungere anche i vent'anni di vita. Si ciba di topi, lucertole e piccoli uccelli. Si tratta di un animale territoriale. Goffa, lenta nei movimenti e di indole paciosa, reagisce fulmineamente se calpestata o molestata. Il suo veleno è molto attivo nei confronti dei piccoli animali, dal momento che contiene sia neurotossine che ematossine, tuttavia raramente si configura mortale per l'uomo, pur richiedendo soccorso immediato e provocando effetti anche seri. A rischio sono prevalentemente i soggetti esposti alle reazioni allergiche, quelli emotivi, gli anziani ed i malati affetti da patologie croniche, nonché i bambini.
È una specie ovovivipara, cioè le uova si schiudono all'interno del corpo materno poco prima del parto e i piccoli (generalmente da 6 a 8) nascono già interamente formati, divenendo autosufficienti alla fine dell'estate. Durante il periodo degli amori, che avviene in primavera, i maschi possono intraprendere delle lotte ritualizzate: essi sollevano le parti anteriori del corpo e le attorcigliano intorno al proprio rivale per valutare le reciproche forze. Come tutti i rettili anche la Vipera è un animale a sangue freddo ed è perciò attiva soltanto quando la temperatura al suolo raggiunge i 25-27 gradi. Per questo motivo durante la stagione fredda effettua una latenza invernale, nascondendosi in anfratti del terreno; in alta quota il letargo può protrarsi per oltre 7 mesi.
IL CINGHIALE ( Sus scrofa ) Nel centro-italia il peso medio è sugli 80 - 100 kg, con esemplari che possono raggiungere i 130/150. L'altezza al garrese è di circa 90 cm, la lunghezza del corpo intorno ai 150. La pelliccia è scura e setolosa, il grugno conico e le zampe molto corte.La pelle è spessa e poco vascolarizzata, il che lo protegge da ferite e infezioni negli spostamenti nella macchia oltre che dai morsi di alcuni animali avversari, come le vipere.
I maschi, nel periodo che precede gli amori (Ottobre/Dicembre), hanno uno spesso strato di grasso a protezione dei fianchi, probabilmente a difesa dell probabili scaramucce amorose. IL GATTO SELVATICO (Felis silvestris ) Nei boschi delle nostre Alpi questo affascinante felino carnivoro è abbastanza presente, ma è stato segnalato anche in Maremma, nel Gargano, nell'Aspromonte e anche sui Monti della Laga, nelle Marche ed in Sardegna.
Si calcola che in tutta Italia, fra le Alpi e la Sicilia la popolazione attiva oscilli fra le 700 e le 800 unità. Un numero così esiguo di soggetti, lo mette evidentemente a rischio di estinzione. Si tratta, comunque, di valutazioni approssimative, poichè il gatto selvatico, a causa delle sue abitudini notturne e della sua incredibile capacità di mimetizzazione, non si lascia vedere facilmente.
IL LUPO ( Canis lupus ) E' un mammifero carnivoro appartenente alla famiglia dei Canidi. Se si esclude l’orso bruno, è il più grosso carnivoro della fauna europea e rappresenta da sempre una componente essenziale degli ecosistemi boschivi e montani. L'uomo lo ha sempre perseguitato, ritenendolo, a torto, un animale nocivo. L'odorato è il senso più sviluppato del lupo, il suo olfatto è 100 volte più sensibile di quello dell'uomo. Possiede arti lunghi, zampe larghe e un'ottima resistenza.
Ha la taglia di un grosso cane e i maschi sono lunghi dai130 ai 180 cm e alti circa 70, le femmine sono decisamente più piccole. Il peso si aggira attorno ai 30-35 Kg, Il pelo è di colore grigio-marrone. Per sostentarsi abbisogna di circa 2-2,5 Kg di carne al giorno.
LA VOLPE ( Vulpes vulpes ) E' un animale notturno che non disdegna le uscite diurne se si sente sicura dei luoghi che frequenta. Riesce a nascondersi ovunque e, se non ha a disposizione tane, da lei stessa scavate, non disdegna le tane dei Tassi o gli avallamenti naturali dei fossi. Si nutre essenzialmente di lepri, conigli, roditori in genere (con la tendenza ad escludere Talpe e Topo ragno) e ricci. Non disdegna insetti, anche molto piccoli, uccelli, uova, lombrichi, carogne e rifiuti. Mangia praticamente di tutto, poichè, in Estate, riesce ad integrare la sua dieta anche con frutta e bacche. Ha bisogno dai 500 ai 600 g. di cibo al giorno.
E' un canide di medie dimensioni (lungo dai 65 ai 75 cm). Ha il muso lungo e affusolato, le orecchie dritte, appuntite, nere nella parte posteriore, le zampe corte. Possiede una coda lunga dai 35 ai 50 cm, molto folta che, molto spesso, termina con la punta bianca. Il manto, normalmente, è rosso scuro con possibilità di variazioni cromatiche da individuo a individuo, influenzato anche dalla zona in cui vive. Questo canide vive in tutta la nostra Penisola con la sola eccezione della Pianura Padana dove si vede raramente. Vive essenzialmente nei boschi, ma la si può trovare anche vicino ai centri abitati, specialmente se prospicenti a boschi o a prati estesi. Purtroppo, sempre più spesso, la Volpe viene avvistata nei pressi dei cassonetti dei rifiuti urbani... non ha grossi problemi di altitudine, la si può trovare praticamente ad ogni altezza : dal livello del mare a 3000 metri. Forma gruppi familiari composti da un maschio e varie femmine tra le quali è presente un sistema gerarchico. Quando a partorire, nello stesso periodo, sono più femmine, l'allattamento avviene in forma collettiva e comunitaria. I piccoli di norma 4 o 5, nascono in tarda primavera. Dopo circa sei settimane sono svezzati, ma rimangono con la madre fino all'autunno. Il principale nemico della Volpe è, manco a dirlo, l'uomo, che la perseguita praticamente da sempre, a causa delle scorrerie nei pollai. Evitiamo, volutamente, di parlare della barbara usanza della "caccia alla Volpe" perpetrata, ancora oggi, in Gran Bretagna.
IL TASSO ( Meles meles ) Il tasso è un mammifero appartenente all’ordine dei Carnivori ed è il più grosso dei nostri Mustelidi. E' alto al garrese 30 cm. circa e può arrivare a misurare fino a 90 cm di lunghezza con un peso oscillante dai 10 ai 20 Kg. E' provvisto di corporatura robusta, una testa appiattita e zampe corte e potenti munite unghie eccezionali che lo rendono uno scavatore non comune. Il tasso è, in verità, è un animale "ideato" per la vita sotterranea ed ogni parte del suo corpo ne è conferma. La vista è poco sviluppata ma compensata da un olfatto potente, il mantello è poco folto, la coda corta, il naso e il labbro superiore sono retrattili in fase di scavo e le orecchie, piccole e rigidissime, si richiudono in avanti per impedire l’ingresso di terriccio nel canale uditivo...
Inconfondibile per la vistosa mascherina bianca e nera, il Tasso è un tipico abitante dei nostri boschi e delle nostre campagne. Essendo animale molto prudente e sospettoso, risulta molto difficile da osservare in natura ed anche le sue abitudini, prevalentemente notturne, non aiutano nella sua eventuale osservazione. Proprio per i motivi appena accennati, pur essendo molto diffuso in tutto il nostro territorio, pochi possono vantarsi di averlo visto. L’habitat preferito dal tasso è tra i boschi misti e di latifoglie con ricco sottobosco che si alterna a zone aperte come macchie, radure, pascoli e coltivi, sia in pianura che in montagna. L'attività sociale di questo animale si svolge prevalentemente all'interno della tana o, al massimo, nei pressi della stessa. Le tane sono scavate, con grande perizia, in terreni asciutti e ricoperti di vegetazione. All'interno, un vasto ed intricato complesso di corridoi e stanze, si sviluppa in profondità nel terreno per una superficie di decine di metri quadrati. La zona adibita a "dormitorio" o nido per l'allevamento della prole è sempre imbottita di muschio, erba, licheni e foglie morte. Le uscite di sicurezza sono essenziali e non mancano aprendosi in punti diversi nel territorio circostante. Unico nemico naturale il Lupo, oggi affiancato dalle orde di cani abbandonati e rinselvatichiti. Un tempo veniva cacciato dall’uomo per la carne, la pelliccia ed il grasso. Per fortuna oggi è protetto dalla legge anche se, qualche volta, è mal tollerato a causa dei danni che può arrecare a colture e frutteti. Danni, in realtà,assai trascurabili, di fronte alla provata utilità arrecata nel sistema ecologico del bosco.
IL DAINO ( Dama dama ) Il daino (Dama dama), è un mammifero artiodattilo della famiglia dei Cervidi. Misura dai 140 ai 160 cm di lunghezza, con un'altezza al garrese di 90-100 cm; la coda misura circa 20 cm. Il peso può sfiorare gli 80 kg, si mantiene tuttavia solitamente attorno ai 60 kg.
Il colore del mantello varia a seconda della stagione: durante l'estate la parte dorsale è rossiccio-marrone maculata di bianco e con una striscia nera che corre lungo la spina dorsale. Durante l'inverno la parte dorsale diviene grigio-nerastra, mentre quella inferiore diventa di colore grigio-cenere. Il grado di pomellatura dei fianchi è assai variabile da individuo ad individuo. Il daino è poco "selvatico", ed in particolare le femmine (che vivono in gruppi anche piuttosto consistenti, assieme ai cuccioli) si possono facilmente osservare anche durante il giorno, non dimostrandosi timorose dell'uomo. I maschi, invece, conducendo vita perlopiù solitaria ed abitando in zone più impervie, sono al contrario assai prudenti e diffidenti. Il periodo degli amori dura tra la metà di ottobre e l'inizio di novembre: in questo periodo, i maschi, solitamente solitari, si uniscono ai gruppi di femmine e cuccioli, scacciando i giovani maschi (che formano gruppetti monosessuali di 5-6 individui e rimangono ai margini dei territori dei maschi, nella speranza di accoppiarsi con qualche femmina all'insaputa del maschio dominante) e definendo un proprio territorio. I maschi difendono il proprio diritto ad accoppiarsi con le femmine da altri pretendenti a suon di cornate: spesso smettono addirittura di alimentarsi per meglio tenere d'occhio il proprio harem, per rivendicare il possesso del quale fanno risuonare frequentemente il proprio bramito. Soltanto rare volte, comunque, ci sono dei ferimenti seri durante i combattimenti, in quanto essi seguono un preciso rituale e la forma appiattita dei palchi degli adulti scongiura danni di grossa entità. Purtroppo, anche il Daino, come molti altri animali dei nostri boschi, Risente della caccia, dell'inquinamento e del disboscamento.
A prima vista sembra affine alla lepre mentre, in realtà, è molto diverso . Il Coniglio selvatico è molto più piccolo anche del coniglio domestico comune poichè, raramente, supera il chilogrammo.
E' un erbivoro - granivoro. Il suo periodo riproduttivo comprende tutto l'anno, La gestazione dura 4 settimane, dopo di che nascono dai 3 agli 8 piccoli di una trentina di grammi, con gli occhi ancora chiusi e glabri. I piccoli vengono alla luce in una apposita camera - nido, tappezzata di vegetali e pelo materno. Aprono gli occhi dopo una settimana e, solo dopo 3 settimane, sono svezzati. Raggiungono la maturità sessuale dai 3 ai 4 mesi. Vivono per circa 7 anni anni. I suoi nemici naturali sono : Volpe, il Gatto selvatico e quasi tutti i Mustelidi, nonchè diversi uccelli rapaci. Lo troviamo sia in pianura che in collina, raramente oltre i 500 m di altitudine. Predilige terreni asciutti, sabbiosi ed in parte argillosi. Come boschi, predilige quelli di conifere. In Italia è presente in Toscana, Sicilia, Sardegna meridionale ed isole minori del Mediterraneo.
L' ISTRICE ( Hystrix cristata )
L'istrice ha una lunghezza media di 60-82 cm, possiede una coda lunga 8-17 cm e pesa dai 13 ai 27 kg.
Si tratta di animali dalle abitudini principalmente notturne ed assai schivi, tanto che durante le notti di luna piena evitano con cura gli spiazzi aperti, dove potrebbero essere avvistati con facilità: durante il giorno riposano in spaccature delle rocce od in tane che scavano nel terreno grazie ai robusti unghioni delle zampe anteriori, oppure che ottengono occupando rifugi di altri animali, soprattutto di oritteropo. Durante l'inverno, se il clima è rigido, l'animale non esce dalla propria tana, tuttavia la specie non è solita andare in letargo. Quando l'animale è spaventato od eccitato, drizza contemporaneamente gli aculei ed i peli della nuca, dando l'impressione di essere assai più grande e robusto di quanto in realtà non sia: essendo gli aculei attaccati piuttosto blandamente alla radice, un eventuale aggressore che li sfiorasse si ritroverebbe irrimediabilmente ridotto ad un puntaspilli. Se tuttavia l'aggressore insiste nei suoi propositi, l'istrice comincia a pestare rumorosamente i piedi sul terreno ed ad agitare la coda munita di aculei a sonaglio, infine se messo alle strette carica l'aggressore, con esiti spesso letali. L'aculeo ha infatti una struttura lievemente seghettata, che ne rende difficile e dolorosa l'estrazione, anzi per gli animali sprovvisti di pollice opponibile essa è addirittura impossibile, tanto che spesso sono costretti a spezzare gli aculei conficcati nella pelle, col possibile rischio di infezioni. Si tratta di animali essenzialmente erbivori: si nutrono prevalentemente di tuberi e bulbi, che ottengono scavando nel terreno con le robuste zampe a colonna, ma non disdegnano di rosicchiare anche cortecce morbide, frutti caduti al suolo e, anche se assai sporadicamente, insetti. In prossimità di aree coltivate a patate o mais, spesso questi animali si danno nottetempo al saccheggio. L'istrice è, inoltre, ghiottissimo d'uva, di cui fa scorpacciate riempiendosi la bocca coi grappoli più bassi o caduti ed in via di fermentazione e risucchiandone gli acini senza staccare il graspo dalla pianta. La stagione riproduttiva è limitata al periodo caldo, anche se esemplari in cattività possono riprodursi durante tutto l'arco dell'anno, mantenendo condizioni climatiche omogenee. Il ciclo estrale della femmina dura circa 35 giorni e la gestazione quattro mesi, al termine dei quali viene dato alla luce un unico cucciolo. IL RICCIO (Erinaceus europaeus ) Le superfici dorsali e laterali, a parte la zona facciale ed i piedini, sono densamente ricoperte di spine di circa 20 millimetri di lunghezza (circa 5.000). Queste spine contengono spazi ripieni ed’aria separati dai dischi orizzontali per rinforzarne la struttura. Alla base di ogni spina è una piccola sfera o bulbo che si estende sotto la superficie della pelle per trattenerla saldamente. Le spine Sono bianche alla base e sulla punta, con delle fasce centrali di colore nero o marrone. Ogni spina è fissata ad un muscolo erettore in modo da poter essere alzato ed abbassato Una volta erette, le spine assumono una posizione a zigzag che fa in modo che si sostengono in una massa virtualmente impenetrabile Può pesare da 800 a 1200 grammi.
Il Riccio, benchè appartenga all'ordine Insectivora, è abbastanza onnivoro. È conosciuto per mangiare una vasta gamma di invertebrati ma preferisce i coleotteri e le lumache la carne e la frutta. Gli artropodi favoriti sembrano essere i millepiedi e gli scarabei . Il riccio inoltre mangia rane, piccoli rettili, uccelli e giovani topi, piccole uova d'uccello, ghiande e bacche. Ha un periodo di gestazione che va dai 30 ai 45 giorni, partorisce fino a 9 piccoli ed il periodo di svezzamento è di 4/6 settimane. La durata media della vita è di circa 6 anni. Se la femmina si accoppia in anticipo si può avere una seconda gravidanza. Inoltre contrariamente a quello che si pensava i ricci nascono con gli aculei, che sono però avvolti da una membrana per proteggere la madre durante il parto. Questa membrana viene tolta dalla madre stessa, ma comunque viene via anche da sola dopo circa tre ore dalla nascita. Da quel momento gli aculei sono ben visibili, ma ancora molli.
IL BIANCONE ( Circaetus gallicus) Il biancone (Circaetus gallicus) appartiene alla famiglia degli accipitridi e all'ordine degli Accipitriformi.
Nel mese di aprile ha inizio la riproduzione con i caratteristici voli in coppia e i "miagolii", spesso emessi nelle vicinanze del sito riproduttivo. Costruisce il nido nella parte esterna della chioma degli alberi, sia di conifere che di latifoglie. La femmina depone in genere un unico uovo che viene covato principalmente da lei per circa 45 giorni. Il piccolo lascia il nido dopo circa 75 giorni dalla schiusa. E' una specie solitaria (i gruppi in migrazione sono costituiti da pochissimi individui), e frequenta aree forestali e spazi aperti. In Italia predilige le regioni calde non oltre i 1600 metri. In Emilia-Romagna occupa la zona appenninica tra i 200 e gli 800 metri. |
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